Travaglio-Vulpio. Bari,3 ottobre 2008

-->Poteva passare la recensione incompleta della Fiera del Levante e quella della Notte dei Ricercatori, ma non quella riguardante l...




-->Poteva passare la recensione incompleta della Fiera del Levante e quella della Notte dei Ricercatori, ma non quella riguardante la presenza di Marco Travaglio a Bari ieri sera. Purtroppo un improvviso inconveniente ci ha costretti ad abbandonare la sala pochi minuti dopo l'incipit di Travaglio, con tutte le imprecazioni che la fantasia vi concede di immaginare...lo scorso 30 maggio, quando il nostro amato giornalista era a Modugno, noi eravamo in escursione, per cui sembra proprio che siamo sfortunati in questo...

In ogni caso, lui era lì ieri sera, a dieci passi da noi. Fiero, altero, superbo, quest'uomo ha un magnetismo condizionante che ti lascia secco. Non ama i fronzoli del caso, alquanto spartano nel suo modo di presentarsi, rifugge dall'accattivarsi il pubblico con cerimonie d'occasione, perchè ha da vendere solo una cosa: il suo pensiero. Lo capisci semplicemente guardandolo che è un uomo di sagacia ed intelletto fuori dal comune,un uomo che combatte le sue battaglie con la forza degli argomenti.

Osservo la sala dell'hotel:è gremita, la gente preme sulle porte d'ingresso; noto che il pubblico è abbastanza eterogeneo,c i son rappresentanti di tutte le età e m'ha reso felice vedere parecchi giovani.

Se è vero che ci siam persi praticamente tutto l'intervento di Travaglio, abbiamo invece assistito alla presentazione del libro "Roba nostra" di Carlo Vulpio, giornalista del Corriere della sera. Abbiamo scoperto un cronista fuori dal comune,uno dei pochi che racconta i fatti e che lotta per la libertà di stampa,ragion che spiega la sintonia con Travaglio e la prefazione di questi al suo libro. Vulpio inizia col denunciare la "libertà relativa" concessa ai giornalisti,ai quali è permessa piena autonomia, certo, ma nei limiti in cui essi non vadano a ledere il partito di x,gli amici di x,i sostenitori di x ecc.. Il giornalista discute poi dei casi,ormai relegati all'oblio dell'opinione pubblica,dei pm Forleo e De Magistris (le due "figure negative", così come li ha definiti Letizia Vacca, vicepresidente della I Commissione del CSM): per impedire alla prima di proseguire nella sua inchiesta sulle scalate bancarie il Csm ha fatto ricorso al cavillo dell' "incompatibilità ambientale",mentre hanno trasferito De Magistris da Catanzaro a Napoli per impedirgli di concludere l'inchiesta "Toghe lucane" (trasferimento intimato dallo stesso ministro della Giustizia Alfano - ancora lui, si). Vulpio prosegue parlando della nuova Tangentopoli, della politica dalle mani sporche nel Sud, quella del cattivo uso dei fondi pubblici,s pecialmente europei,d ei controllori che sono anche controllati, dei politici collusi, dei magistrati lacchè,d egli scempi ambientali. A proposito di questi ultimi,Vulpio ricorda come un suo articolo sul Corriere riguardo la progettazione di due discariche nei pressi di un'area di interesse archeologico (risalente al Neolitico) vicino Spinazzola avesse suscitato l'ira del Governatore Vendola (Commissario per l'emergenza ambientale), il quale lo accusò di dire falsità.Risultato?Vulpio ha querelato Vendola,ma da allora son passati 2 anni. Proseguendo sulla scia d'onda di tribunali ed atti d'accusa, Vulpio ricorda di essere egli stesso indagato assieme ad altri 4 giornalisti ed un capitano dei carabinieri ,per Associazione a delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa,con il concorso morale esterno di uno degli associati (l'hanno inventata appositamente per lui quest'accusa); il motivo? Vulpio e gli altri seguivano con attenzione il caso delle "Toghe lucane" di De Magistris,in cui è coinvolto Bubbico, sindaco di Matera che gli ha accusati di diffamazione; alla fine, ad essere intercettati (e perquisiti) son stati Vulpio e gli altri, per ordine di un politico indagato!
A voi trarre le conclusioni.

Aggiornamenti:
Vulpio è stato rinviato a giudizio per il caso della discarica nei pressi di Spinazzola.
http://www.andrialive.it/News/news.aspx?idnews=13498
Per quello che se ne può dedurre, la zona di construzione dell'impianto sequestrato è differente da quella precedentemente stabilita dalla Regione Puglia.

Profilo dell'autore

HYBRIS: femmina (ma non troppo), geofisica di professione, scrivo per diletto. Chi mi ispira? Da Nietzsche a Voltaire, dal Maestro - quello finnico - a King, passando per tutti i piccoli grandi eroi della porta accanto che rendono questo mondo migliore. Amo: il culture shock, il fango e le stelle, i concerti, le avventure ed i posti inesplorati, l'incertezza, l'umiltà superba di chi ha cuore e menti grandi, gli animi caparbi.

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  1. complimenti per il blog!!):
    Seguo Vulpio da anni, ho letto il suo libro e credo che sia uno dei pochi testi che onora chi fa e legge inchieste giornalistiche.
    Quello che mi rammarica è che se ne parli "solo" sui blog e non sulle principali testate e i programmi cosiddetti di "odience".
    Grande Carlo!!!

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  2. Grazie per i complimenti. Sono pienamente d'accordo con te,che dirti? i blog stanno rivoluzionando l'idea del giornalismo. Almeno quelli seri,che citano fonti serie ecc.. ciao ciao!

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  3. Ecco una delle ultime cose scritte da Carlo su un blog... credo valga la pena leggerlo e diffonderlo.


    "Su Clementina Forleo e Luigi de Magistris è calato il silenzio totale.
    Eppure ciò che sta accadendo in questi giorni non ha precedenti nella storia repubblicana.
    In questi mesi e in queste settimane, e prima ancora che il Csm decidesse (il 22 luglio scorso) di trasferire da Milano il gip Clementina Forleo con la fantasiosa motivazione della “incompatibilità ambientale”, la procura e l’ufficio gip di Milano hanno fatto di tutto per fare “melina” sulla storiaccia delle scalate Unipol-Bnl-Antonveneta-Rcs: in pratica, hanno preso tempo e non hanno iscritto sul registro degli indagati (come potevano fare) il senatore Nicola Latorre.
    Invece di fare ciò che potevano (e forse dovevano) fare, quegli stessi magistrati hanno solo dato a vedere di volerlo fare con urgenza.
    E così, con una sottigliezza degna di un gesuita del Seicento, hanno scippato il caso delle scalate bancarie dalle mani del gip Forleo, che era ed è (visto che il trasferimento non è ancora scattato) il giudice competente.
    La vicenda è gravissima, ripetiamolo, non soltanto perché è stato scippato un caso al giudice che lo stava trattando, ma soprattutto perché dimostra che davanti alla legge non tutti sono uguali e che invece ci sono soggetti, come scrive George Orwell, più uguali degli altri.
    Vediamo come sono andate le cose, mettendo assieme date e documenti.
    Dopo la nota ordinanza del gip Forleo (quella dei “complici e non semplici tifosi”) sull’operazione Unipol-Bnl-Antonveneta-Rcs, la Camera dei deputati aveva dato il nulla osta all’iscrizione dei parlamentari sul registro degli indagati, affermando che non era necessaria l’autorizzazione del Parlamento.
    Restava da decidere solo il caso di Latorre, per il quale si doveva esprimere la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato.
    Nella sua ultima seduta del 22 gennaio 2008, la Giunta propone al Senato di restituire gli atti all’autorità giudiziaria perché – sostiene la Giunta - la questione rientra nell’ambito di applicazione del terzo comma dell’articolo 68 della Costituzione.
    In altri termini – questo è il senso della decisione della Giunta –, poiché in questo caso non si sta chiedendo di intercettare un parlamentare, ma di utilizzare le sue conversazioni con altri indagati in quanto si ritiene di poter ricavare a carico di quel parlamentare elementi utili all’indagine, quel parlamentare può essere iscritto sul registro degli indagati.
    Quindi Latorre (proprio come aveva stabilito la Camera dei deputati anche per D’Alema, Comincioli e gli altri parlamentari indagati) era “iscrivibile” e la procura di Milano poteva farlo già all’indomani del 22 gennaio 2008.
    Si dirà: ma il procedimento di autorizzazione del Senato doveva essere completato da una relazione in Aula e dal voto dei senatori. Poco cambia.
    Il fatto che relazione e voto in Aula non ci siano stati (a causa dello scioglimento anticipato delle Camere, il 6 febbraio successivo) non modifica i connotati di questa brutta storia: se il procedimento si interrompe, “la richiesta di autorizzazione – dice la legge - perde efficacia e può (può, non deve – ndr) essere rinnovata”.
    Un mese dopo l’insediamento del nuovo Parlamento, il 29 maggio scorso, la Giunta delle immunità parlamentari restituisce gli atti riguardanti Latorre al presidente del tribunale di Milano, Livia Pomodoro. La quale avrebbe dovuto trasmetterli, come aveva fatto in precedenza per gli atti della Camera, al gip competente, e cioè alla Forleo.
    Invece quegli atti alla Forleo non sono mai arrivati.
    Facile immaginare che se le fossero pervenuti, il gip avrebbe fatto l’unica cosa da fare, e cioè li avrebbe inviati subito alla procura, ponendo i pm di Milano davanti a una scelta: decidete che fare, se iscrivere o no Latorre tra gli indagati, perché la
    E a quel punto la procura avrebbe avuto poche possibilità di fare “melina”.
    Ora, è vero che la Pomodoro e il capo “reggente” dei gip di Milano, Filippo Grisolia, nei giorni in cui si stavano impegnando alla ricerca di argomenti per fare massacrare la Forleo l’hanno accusata di protagonismo, mancanza di equilibrio e persino di “scarsa produttività”.
    Ma nemmeno questa avversione a comando dei capi ufficio nei confronti della Forleo poteva autorizzarli a non trasmettere gli atti al gip naturale.
    E tuttavia, nel cristallino palazzo di Giustizia di Milano gli atti giunti dal Senato il 29 maggio vengono trasmessi direttamente alla procura, dove rimangono chiusi nel cassetto fino al 27 luglio.
    Saranno tirati fuori, “per l’urgenza a provvedere” (!) due mesi dopo, quando è di turno il gip supplente Piero Gamacchio.
    E proprio quando la Forleo si assenta per malattia per alcuni giorni, a causa di una botta al ginocchio (rientrerà il 2 agosto).
    E’ evidente anche a un bambino che gli atti dovevano rimanere sotto chiave finché la Forleo non fosse andata in ferie, tant’è che saltano fuori “in tempo reale” appena la Forleo si ammala …
    Ma non è finita. Sempre in “tempo reale”, il gip supplente Piero Gamacchio studia gli atti del caso in questione, un caso complesso che non conosce, e deposita l’ordinanza con cui reitera la richiesta di autorizzazione al Senato il 1° agosto (proprio il giorno prima del rientro della Forleo) senza fare alcuna udienza (come nemmeno per un incidente stradale).
    La richiesta di Gamacchio, sostenuta dalla procura di Milano (la firmano in cinque: il capo Minale, l’aggiunto Bruti Liberati, e i pm Orsi, Perrotti e Fusco) non si discosta granché da quella della Forleo, salvo in un paio di righe in cui si dice che le intercettazioni per cui si sta chiedendo l’autorizzazione “rimangono la sola fonte di innesco di una investigazione”, ossia l’unico elemento per iscrivere Latorre tra gli indagati.
    Ma allora, se è così, perché tutta questa perdita di tempo?
    Perché quest’altro balletto, proprio come per la stessa vicenda è avvenuto con D’Alema, beneficiato di una inutile richiesta al Parlamento europeo (per il quale valgono le stesse regole del Parlamento italiano)?
    Perché reiterare una richiesta che, quando è stata fatta dalla Forleo, le ha procurato davanti al Csm l’accusa (poi caduta) di “interpretazione legislativa errata”?
    “Errava” forse la Forleo, nel sostenere che il parlamentare può essere iscritto sul registro degli indagati anche senza autorizzazione delle Camere?
    Perché trattenere le carte per due mesi e poi sventolare l’urgenza a provvedere?
    Perché togliere il caso al suo giudice prima ancora che se ne decida il trasferimento?
    Trasferimento.
    Pronunci la parola e accanto a Clementina Forleo si materializza Luigi de Magistris.
    Anche per lui, un’altra, l’ennesima, decisione scandalosa.
    Prima, gli hanno scippato due inchieste (Why Not e Poseidone).
    Adesso, non potendogli togliere la terza (Toghe Lucane), hanno tolto lui dall’inchiesta.
    Proprio un attimo dopo che de Magistris aveva concluso Toghe Lucane e un attimo prima che trascorresse il termine di venti giorni previsto per le eventuali memorie delle parti, dopo il quale il pm avrebbe valutato la formulazione delle richieste di rinvio a giudizio.
    Com’è noto, per de Magistris il Csm ha deciso il trasferimento da Catanzaro a Napoli e il mutamento delle funzioni (non farà più il pm, ma il giudice del Riesame).
    Poiché però il trasferimento non era ancora “operativo”, de Magistris ha potuto concludere l’inchiesta Toghe Lucane.
    Ma all’improvviso, e proprio un attimo prima che spirasse il termine dei venti giorni, ecco il fulmine scagliato dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che invece di sostenere de Magistris nel condurre a termine gli ultimi atti d’inchiesta (se non altro per la sempre declamata necessità di una giustizia efficiente), gli intima, come fosse un pericoloso figuro, di abbandonare Catanzaro e di andare subito a Napoli per esigenze di servizio in quella sede.
    Sembra che Alfano abbia fatto sloggiare de Magistris senza che i magistrati di Napoli (il presidente del tribunale, il capo dell’ufficio di destinazione) abbiano prospettato al ministro il cosiddetto “anticipato possesso”, ossia l’urgente necessità di inviare de Magistris a Napoli per esigenze di servizio.
    Se è così, Alfano ha commesso una cosa gravissima.
    Se non c’è stata la richiesta da parte dei magistrati di Napoli, quello di Alfano – dopo “l’editto” di Mastella contro de Magistris - sarebbe un altro atto senza precedenti, di cui il ministro dovrebbe dare conto al Parlamento e ai cittadini.
    Poiché con una mossa del genere Alfano non solo mette a repentaglio un procedimento delicato qual è Toghe Lucane, ma sferra un altro colpo micidiale alla credibilità della giustizia, o di ciò che ne resta.
    Eppure nessuno dice niente.
    Dobbiamo parlarne qui, su un blog, nemmeno fossimo esuli o clandestini. "

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  4. L'avevo già letto,pensavo di inserirlo al più presto o comunque farvi riferimento.Grazie. :)

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  5. Suppongo volevate scrivere Buccico sindaco di Matera non Bubbico... Fate attenzione ai nomi....

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