Le facoltà scientifiche viste da dentro: perché l'italia arranca



Lo scorso 15 novembre è stato inaugurato all'Università di Napoli il "Progetto Lauree Scientifiche" per l'A.A. 2008-2009 .

In effetti, dal 2001 il generale trend di calo delle iscrizioni alle facoltà scientifiche sembra aver subito un sensibile arresto, tuttavia la situazione rimane alquanto drammatica se si considerano poi le difficoltà ingenti della ricerca scientifica in Italia ed il nuovo pericolo rappresentato dalla 133 di Tremonti.
E' pur vero che le cause di tale anomalia non sono imputabili solo ai finanziamenti scarni ed ai tagli indiscriminati.

www.chemistry.about.com


Uno dei motivi fondamentali per cui i ragazzi snobbano le facoltà scientifiche è la difficoltà degli studi. Una prova ulteriore di questo è fornita dai risultati dei sondaggi che indicano come la durata degli studi scientifici sia generalmente molto alta (verificabile su www.almalaurea.it per i vari c.d.l.; si tenga presente che i dati riguardo i laureati post riforma sono ancora insufficienti per poter essere confrontati con quelli pre-riforma).

Una seconda motivazione va ricercata nell'impostazione prettamente teorica di diverse lauree scientifiche, carattere distintivo della tradizione italiana. Spesso i programmi risultano alquanto datati ed estremamente astratti, lontani dalle esperienze pratiche sulle quali invece la scienza è impostata in modo ineludibile. Questo è un mio parere, ma anche una constatazione diffusa. Si legga qui per esempio. 

Altro grosso problema è rappresentato dalla scarsa "popolarità" delle materie scientifiche in Italia, se si considera la atavica tradizione umanistica del Bel Paese. In effetti, spesso materie come la matematica, la fisica o la chimica risultano poco gradite (anche a volte da coloro che si iscrivono agli stessi licei scientifici) perché più complesse e perché poco stimolanti; molto di frequente questo approccio è alimentato dalla scarsa competenza dei professori e dalla demonizzazione dello scienziato che passa sovente dai media (metteteci anche il Vaticano e la ricetta è completa).

Riporto testualmente da questo dossier del Sole24ore: 
"Se l'emergenza scientifica è esplosa negli ultimi 15 anni, il problema è invece iniziato nel 1923 con la riforma della scuola di Giovanni Gentile «che ha abrogato l'istituto tecnico sezione tecnico-scientifica per istituire il liceo dove si studia più latino che scienza. Con un colpo di spugna si è cancellata la scuola di Fermi e Voltaire», dice Luigi Berlinguer, ministro dell'istruzione dal 1996 al 2000 e oggi presidente del comitato per lo sviluppo della cultura scientifica e tecnologica. «L'Italia ha bisogno di un vero liceo scientifico – continua Berlinguer – quando ero ministro avevamo approvato la legge sul riordino dei cicli scolastici. Mancava il decreto attuattivo, ma la normativa è stata poi abrogata»."

Infine, un ultimo problema riguarda l'idea secondo cui i laureati in materie scientifiche abbiano poche possibilità di trovare un lavoro. Beh, c'è da chiedersi come se la cavino tutti gli iscritti alla facoltà di Lettere o le migliaia di aspiranti avvocati...E' evidente che il problema del lavoro è tutto sommato comune a diverse facoltà, ma di sicuro la situazione di quelle scientifiche non è affatto la peggiore. Se si pensa che un laureato in matematica possa fare solo il professore ci si sbaglia (semmai questo è prerogativa di un laureato in Lettere o in Filosofia), perché non si considerano i campi dell'informatica, del settore bancario, dell'impresa (ma non solo) che richiedono una tale professionalità.

L'Italia ha bisogno di scienza.
La scienza ha bisogno di scienziati.


Aggiornamento flash:


http://www.nms.org/

Profilo dell'autore

HYBRIS: femmina (ma non troppo), geofisica di professione, scrivo per diletto. Chi mi ispira? Da Nietzsche a Voltaire, dal Maestro - quello finnico - a King, passando per tutti i piccoli grandi eroi della porta accanto che rendono questo mondo migliore. Amo: il culture shock, il fango e le stelle, i concerti, le avventure ed i posti inesplorati, l'incertezza, l'umiltà superba di chi ha cuore e menti grandi, gli animi caparbi.

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