Cinema d'arte a Bari- GRANDIOSO!

Che vento maestoso e dirompente ha portato questo Festival " Per il Cinema Italiano " a Bari! Cosa avrei dato per vedere tutti...



Che vento maestoso e dirompente ha portato questo Festival "Per il Cinema Italiano" a Bari!
Cosa avrei dato per vedere tutti i film in programma! Se non fosse per quel piccolo innocuo impedimento chiamato Università, avrei messo le radici nel capoluogo pugliese dal 12 gennaio sino ad oggi.
Quale rammarico non aver potuto assistere alla proiezione de "Il divo", film che ha ricevuto in questo Festival di Bari ben 7 premi! (http://www.adnkronos.com/IGN/Spettacolo/?id=3.0.2919002142 ). Ahimè, i posti a sedere erano esauriti diverse ore prima la proiezione!
Mai tanta gioia m'aveva suscitato la vista del cinema Galleria, brulicante di giovani adulti anziani, immerso in un'atmosfera febbricitante satura d'un profumo diverso, quello del cinema che si fa arte. Per una volta tanto,sgominati i filmetti insulsi da botteghino, i grandi film d'autore hanno spiazzato via ogni molecola d'aria insalubre e sterile, apportando una ventata nuova, che sa di vita.
Non è mia intenzione abbozzare una recensione dei soli due film che ho avuto la fortuna di vedere.
Non rientra tra le mie abilità. Posso solo consigliarne vivamente la visione.

"La terra degli uomini rossi" , di Marco Bechis,irrompe nella tragica realtà degli indio nel Brasile,affrontando il drammatico tema dei suicidi fra i più giovani. Il desiderio di libertà di questi uomini è il conduttore di tutta la trama,ma l'emblema massimo dell'emancipazione è il giovane apprendista sciamano Osvaldo,il quale si libera anche dal greve fardello degli usi e dei tabù degli indio stessi; in effetti, egli vince due volte perchè conquista la libertà come indio ma soprattutto come uomo, perchè respinge arcaici usi della tribù che sono alla base del disagio dei giovani. Insomma,questo film è assolutamente da vedere perchè se da un lato riprende il tema degli indio confinati nelle riserve, dall'altro opera una intima introspezione nel mondo superstizioso ed arcano degli indio stessi. Coinvolgente.

"Pa-ra-da" è stata una sorpresa inattesa,molto più sconvolgente del previsto. Non era il film che avremmo dovuto vedere, nè ne avevamo sentito mai parlare. Ci ha invece rapiti.
Al pari di "Gomorra", questo film si pone più come un documentario che come finzione scenica; l'aspetto più agghiacciante è che,in questi casi,non ci si può concedere il lusso di credere che, alla fin fine,si tratti di un film. No. E' la realtà, tragica, crudele, cinica che viene partorita dolorosamente senza il filtro della messa in scena.
La storia vera di Miloud, clown francese che è riuscito a strappare dei ragazzi rumeni dalla vita di strada, viene trasportata sul set adoperando attori non professionisti, ragazzini di strada che cercano di sopravvivere in una Bucarest spietata all'indomani della dittatura di Ceausescu.
Jalil Lespert ha bravura da vendere,per le sue doti d'attore e per aver messo in atto lo stesso intento del vero Miloud: acquistare la fiducia dei ragazzi di strada ed insegnar loro che oltre le fogne c'è un'altra vita a cui possono aspirare.
Il film è di una drammaticità sconvolgente, ma al contempo infonde un flebile sussurro di speranza verso la solidarietà umana, per quanto essa sia cosa assai rara a questo mondo.
Difficile (e strano?) non commuoversi,non si sfugge al rapimento di questa prima opera di Marco Pontecorvo, che ha fatto un lavoro magistrale. Disumano e sublime.

foto tratte da:http://images.movieplayer.it/2008/08/06/una-scena-di-film-pa-ra-da-85074
http://images.movieplayer.it/2008/07/28/una-scena-de-la-terra-degli-uomini- rossi-birdwatchers-84132.jpg



Profilo dell'autore

HYBRIS: femmina (ma non troppo), geofisica di professione, scrivo per diletto. Chi mi ispira? Da Nietzsche a Voltaire, dal Maestro - quello finnico - a King, passando per tutti i piccoli grandi eroi della porta accanto che rendono questo mondo migliore. Amo: il culture shock, il fango e le stelle, i concerti, le avventure ed i posti inesplorati, l'incertezza, l'umiltà superba di chi ha cuore e menti grandi, gli animi caparbi.

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