Il Crocifisso nei luoghi pubblici non è roba da Stato laico



Mi è capitato spesso, discutendo con altri, di esprimere la mia opinione negativa circa la presenza del crocifisso nelle scuole (e più in generale, in luoghi pubblici quali tribunali, ospedali ecc...), ma la risposta era sempre la solita, riassumibile sostanzialmente nell'invito dei miei interlucotori a non criticare sempre tutto in nome della mia avversione a culti e clero.

Se però adesso a sostenerlo è la Corte europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo, forse i miei interlocutori rivedranno la loro posizione.

Utopia a parte, vediamo di chiarire un po' meglio la questione del crocifisso. Guardando i fatti, tralasciando le convinzioni personali.

E' la Legge Lanza del lontano 1857 a disporre l'esposizione dei crocifissi nelle scuole pubbliche adducendo come motivazione il riconoscimento della religione cattolica come religione di Stato.
L’esposizione del crocifisso negli uffici pubblici in genere, invece, è data con ordinanza ministeriale 11 novembre 1923 n. 250. Stiamo parlando di un po' di anni e ideologie fa. Dure a morire a quanto pare. Il resto della storia la trovate qui.

Ma come va nel resto dei Paesi a forte componente cattolica?

  • FRANCIA: È vietata espressamente (articolo 28 della Costituzione) l’esposizione di simboli o emblemi religiosi su monumenti e in spazi pubblici, a eccezione di luoghi di culto, cimiteri, musei, ecc.
  • AUSTRIA: Situazione comparabile all'Italia
  • GERMANIA: Una sentenza della Corte Costituzionale del 1995 ha sancito l’incostituzionalità della presenza di simboli religiosi nelle aule scolastiche
  • SPAGNA: Situazione simile all'Italia; tuttavia, nel novembre 2008 un giudice del tribunale di Valladolid ha stabilito che i crocifissi non devono essere presenti negli edifici pubblici, scatenando forti critiche dalla Chiesa e dalla comunità cattolica
  • BELGIO: Il crocifisso, come ogni altro simbolo religioso, è proibito nelle scuole statali, provinciali e comunali, mentre è permesso nelle scuole cattoliche
  • GRECIA: Situazione comparabile all'Italia
  • SVIZZERA:  Nel 1990 il tribunale federale elvetico ha dato ragione a un ricorso contro la decisione di un comune del Canton Ticino di esporre crocifissi nelle classi, adducendo come motivazione l’incompatibilità con la neutralità confessionale della scuola pubblica.
  • STATI UNITI: Nelle scuole pubbliche di Stato non esiste il crocefisso nelle aule

Il 24 ottobre 2003, una sentenza del Tribunale dell'Aquila destinata a far scalpore, accolse il ricorso del Presidente dell'Unione Musulmani Italiani. Tra le vari motivazioni del giudice Montanaro, spicca la seguente:

"[La presenza del crocifisso nelle aule] si pone in contrasto con quanto ha stabilito la Corte costituzionale, rilevando come il principio di pluralità debba intendersi quale salvaguardia del pluralismo religioso e culturale (cfr. Corte cost. 12 aprile 1989, n. 203 e 14 gennaio 1991, n. 13), che può realizzarsi solo se l’istituzione scolastica rimane imparziale di fronte al fenomeno religioso".

Verrebbe naturale soffermarsi sul concetto di laicismo in Italia, ma di questo ne parlo meglio in un altro post
Vorrei invece riportare nel seguito le parole di un grande molfettese, Gaetano Salvemini:

Tutti in Italia sembrano aver dimenticato che la libertà non è la mia libertà, ma è la libertà di chi non la pensa come me. Un clericale non capirà mai questo punto né in Italia né in nessun paese del mondo. Il clericale non arriverà mai a capire la distinzione tra peccato – quello che lui crede peccato – e delitto – quello che la legge secolare ha il compito di condannare come delitto.
Punisce il peccato come se fosse delitto, e perdona il delitto come se fosse peccato.
Non è mai uscito dall’atmosfera dei dieci comandamenti, nei quali il rubare e l’uccidere (delitto) sono messi sullo stesso livello del desiderare la donna altrui (peccato). Perciò è necessario tener lontano i clericali dai governi dei paesi civili. (Gaetano Salvemini, 1947)

 Ma cosa diceva poi quel matematico impertinente...?

Vengo preso per estremista solo in Italia, appena varco il confine le mie posizioni sono considerate normali dalla maggioranza. Non ho figli. Se li avessi cercherei di farli riflettere. Il crocifisso a scuola è un’assurdità che tra l’altro va contro il secondo comandamento dato da Dio a Mosè: “Non bisogna fare immagini di cose viventi in cielo, terra e acqua”. Che almeno si mettessero d’accordo. Una fede che contraddice se stessa. Superstizione circense. E poi casomai eversiva è la Gelmini. Un cittadino può dire quello che gli pare ma è grave se certe parole le pronuncia il ministro di una nazione che fa parte delle comunità europea. La signora deve stare alle regole del gioco, se non le vanno può dimettersi. (Piergiorgio Odifreddi)

Qualcuno potrebbe obiettare, ed è quanto obiettano tutti, che il crocifisso fa parte della cultura italiana. Beh, fanno parte della cultura italiana tante cose, dovremmo appendere alle pareti busti di filosofi greci perchè la nostra cultura si fonda su quella greca? O forse una gigantografia di Dante? Oltre tutto si sbaglia anche a dire che il crocifisso rappresenta la maggior parte degli Italiani. Un articolo del Times dimostrava come gli Italiani, per quanto si professino cattolici, non siano a conoscenza neanche dei fatti salienti della Bibbia. Un'indagine di qualche anno fa, del resto, aveva dimostrato come i credenti militanti in Italia siano circa un misero 10%. Non si capisce, dunque, quale spirito religioso collettivo rappresenti il crocifisso.

Semplicemente, l'Italia non è uno Stato laico.
Amen.

www.haldeyde.blogspot.de


Aggiornamento del 18 marzo 2011
L’Europa ribalta la sentenza: “Nessuna influenza negativa”.
La strada è ancora lunga.

Profilo dell'autore

HYBRIS: femmina (ma non troppo), geofisica di professione, scrivo per diletto. Chi mi ispira? Da Nietzsche a Voltaire, dal Maestro - quello finnico - a King, passando per tutti i piccoli grandi eroi della porta accanto che rendono questo mondo migliore. Amo: il culture shock, il fango e le stelle, i concerti, le avventure ed i posti inesplorati, l'incertezza, l'umiltà superba di chi ha cuore e menti grandi, gli animi caparbi.

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