CLAMOROSO: Perché l'Italia è un paradiso per le compagnie petrolifere



Corso di Prospezioni Geofisiche. Si discute della sismica a riflessione. Tra le applicazioni, la ricerca del petrolio. Il discorso cade sui sondaggi nell'Adriatico. Il petrolio c'è, ma è di brutta qualità: decisamente bituminoso, ricco in idrocarburi pesanti e in zolfo.
Ma perché, allora, le compagnie petrolifere hanno tanto interesse a trivellare in acque italiane?

Qui di seguito trovate due estratti di una relazione della Petroceltic, compagnia petrolifera irlandese che spiega in modo chiarissimo (sin troppo, direi) le ragioni di questo interesse:

Estratto 1 dalla relazione della Petroceltic



Estratto 2 dalla relazione della Petroceltic



Quali sono i "favourable fiscal terms" di cui si parla? Le compagnie petrolifere pagano allo Stato italiano il 7% di royalties e alla Regione Puglia solo l’1%. In altri paesi del mondo si pagano dal 30% all’80% di royalties (per via dei danni ambientali)!
Cos'altro abbassa i costi dell'estrazione e della lavorazione del petrolio in Italia?
Uno dei prodotti di scarto più pericolosi della raffinazione del petrolio è l'idrogeno solforato (H2S). Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, non devono essere superate le 0.005 parti per milione (ppm), mentre in Italia il limite massimo previsto dalla legge è pari a 30 ppm : ben 6000 volte di più
Norme meno restrittive in materia di inquinamento comportano dunque costi minori.

Credo  che l'aspetto più delirante sia sintetizzato dalle espressioni "Low political risk" e "All work programmes discretionary": sanno bene, quelli della Petroceltic, che in Italia i politici sono facilmente corruttibili (un esempio), che i controlli sono minimi e che le leggi sono molto blande o, se ci sono, vangono mal applicate. 

Per intenderci, negli USA sono vietate estrazioni petrolifere a meno di 160 Km dalla costa,  mentre in Italia non esistono limiti da rispettare!
Per non parlare delle deboli leggi sullo smaltimento dei fanghi residuali
Insomma, c'è da indignarsi. Questo Paese, ormai, fa sempre più arrossire. 



Alla ricerca del petrolio

Aggiornamento del 30/6/2010
In seguito al grave incidente nel Golfo del Messico, sono stati introdotti dei limiti per le trivellazioni nei mari italiani: 5 miglia (9Km) per tutte le coste nazionali, 10 miglia (22Km) per le aree marine protette.

Aggiornamento del 19/6/2012
Limite di trivellazione innalzato a 12 miglia in tutti i casi (non solo per le aree marine protette). Allo stesso tempo, tuttavia, viene introdotto un 'condono' che sostanzialmente permette alle compagnie petrolifere che hanno avuto la concessione prima del 2010 di continuare a trivellare sotto costa.
Per Confindustria, i limiti andrebbero rimossi del tutto: viene auspicato il ritorno alla situazione iniziale, quando vigeva l'assoluta libertà (anarchia).

Profilo dell'autore

HYBRIS: femmina (ma non troppo), geofisica di professione, scrivo per diletto. Chi mi ispira? Da Nietzsche a Voltaire, dal Maestro - quello finnico - a King, passando per tutti i piccoli grandi eroi della porta accanto che rendono questo mondo migliore. Amo: il culture shock, il fango e le stelle, i concerti, le avventure ed i posti inesplorati, l'incertezza, l'umiltà superba di chi ha cuore e menti grandi, gli animi caparbi.

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