Riflessioni natalizie sull'Italia che non c'è

Si torna in Italia e l'impatto, ogni volta, disorienta e confonde. La verità è che ci si abitua presto ai sistemi efficienti, alla meri...



Si torna in Italia e l'impatto, ogni volta, disorienta e confonde. La verità è che ci si abitua presto ai sistemi efficienti, alla meritocrazia ed alla mentalità scevra da superstizioni, pregiudizi, pettegolezzi. Certo le eccezioni ci son ovunque, anche all'estero, ma appunto, son eccezioni: si è sempre costantemente rinfrancati dalla certezza che ciò che dovrebbe essere la maggioranza, l'idea dominante, la locomotiva trainante, beh, semplicemente lo sono. In italia, al contrario, l'eccezione diviene la regola accettata e condivisa. Per abitudine, soprattutto. Ed anche perchè gli Italiani sono fondamentalmente drogati da zuccherini come tal Cattiva maestra televisione (con buona pace del Sig. Popper).

Prendiamo il caso della morte di Don Verzè. Costui ha fondato la Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor (proprietaria dell'Ospedale San Raffaele), di cui diviene presidente a vita, e successivamente l'Università Vita-Salute San Raffaele, di cui diviene rettore. Nel febbraio 2011 giunge la crisi della Fondazione: si scopre un indebitamento pari a 500-600 milioni. Mamma IOR (la Banca Vaticana) corre a dare una mano e il 18 luglio 2011 Mario Cal, braccio destro storico di Don Verzè, si suicida. La dirigenza tutta viene iscritta nel registro degli indagati con l'accusa di bancarotta fraudolenta.
Don Verzè è stato coinvolto in diversi procedimenti giudiziari nel corso della sua pia vita: è stato condannato per tentata corruzione e per abuso edilizio ed incriminato per truffa aggravata (http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/02/tangenti-truffe-abusi-edilizi-lincredibile-storia-prete-manager-luigi-verze/181051/). 
In rapporti coi servizi segreti italiani (http://www.agoravox.it/Report-La-divina-provvidenza-don.html), ammirava Berlusconi, Gheddadi e Castro.
Di Berlusconi disse:
"Non è un politico. È un artista. È istinto; istinto buono, naturalmente. Berlusconi è un dono di Dio all’Italia. Ora i tempi non sono maturi; ma più avanti, quando potrete confrontare la sua era con quella del fascismo e quella della Dc, lo vedrete, quanto ha fatto quell’uomo per voi" (http://www.sanraffaele.org/Home/Ufficio_Stampa_-_HP/Ufficio_Stampa/Articoli_Scelti/61993.html).

Molte ombre gravano sulla figura di quest'uomo, si parla anche di coinvolgimento nello sfruttamento della prostituzione minorile in Brasile. 
Per chi ne volesse sapere di più, suggerisco di vedere la puntata di Report su Don Verzè.



Ora, fatta questa introduzione, lasciandosi guidare dal buon senso, solo da quello, ci si aspetterebbe una chiara, netta, critica di questa losca figura. Pensate un pò, neanche mi azzardo a desiderare che un uomo come Don Verzè venga sbattuto in prigione assieme ai suoi compari. No. Perchè è impensabile che in Italia si possa desiderare di annullare i privilegi dei poteri forti (siamo come nella Francia pre-rivoluzionaria, ma non ce ne accorgiamo). 
Difatti, invece, hanno detto di lui:
- "In lui vedo Cristo" (Craxi)
- "Una persona straordinaria, un uomo di fede, una persona rara e un grande imprenditore" (Berlusconi)
- "Lui mi confessa e mi da' l'assoluzione senza che io dica niente perche' mi conosce e conosce i miei peccati. Ma la verita' che mi ha insegnato don Verze' e' che il vero peccato e' fare del male agli altri, se si fa del bene agli altri si e' lontanissimi dal peccato" (Berlusconi) 
(sulla lunga amicizia Berlusconi-Don Verzè, leggete qui)
- "Uno dei pochissimi politici italiani ad avere un fondo di santità" (Vendola)
(per la cronaca, Don Verzè offrì una cattedra a Barbara berlusconi, la quale aveva conseguito la laurea triennale in filosofia all'università del San Raffaele; qui troverete il racconto di uno dei studenti profondamente umiliati in quell'occasione)
- "I malati erano i suoi padroni, e perciò viveva per i malati" (il vescovo ai funerali di Don Verzè)
- "Un grande amico", "su di lui delle cose veramente vergognose e che non si meritava" (Al Bano ai funerali di Don verzè)

Potrei continuare ad oltranza. Ma termino qui. 
La morale della favola credo che sia chiara: in Italia se diventi potente e ti costruisci un alone di rispettabilità (e la religione è l'arma più usata per questo), sei al di sopra della legge; sei "più uguale degli altri", a voler ricordare Orwell. E chi, come te, ha interesse a difendere i propri privilegi come i tuoi, si impegnerà in una lode apologetica della tua persona, sciorinando a destra e a manca presunte tue doti, inesistenti. 

"Mi sento come Cristo in croce" disse Don Verzè di sè stesso. 
No, mi dispiace. Non scambiamo vittima e carnefice. Se inferno e paradiso esistono, sai bene ciò che ti spetta.


Ciò detto, questa è stata una delle vicende più in evidenza in queste vacanze natalizie. Ma è emblematica di un sistema Italia che non va, che non può andare avanti. Un sistema di poteri forti, caste, che s'appoggia su un popolo stordito da sciocchezze e dalla fabbrica continua di bisogni e benessere (superflui), ligio al dovere di sopportare tutto e sempre di più. Un popolo che forse, anche, appoggia le malefatte dei potenti in quanto rappresentazioni, a grande scala, delle proprie.

Come salvare, dunque, questo Paese?










Profilo dell'autore

HYBRIS: femmina (ma non troppo), geofisica di professione, scrivo per diletto. Chi mi ispira? Da Nietzsche a Voltaire, dal Maestro - quello finnico - a King, passando per tutti i piccoli grandi eroi della porta accanto che rendono questo mondo migliore. Amo: il culture shock, il fango e le stelle, i concerti, le avventure ed i posti inesplorati, l'incertezza, l'umiltà superba di chi ha cuore e menti grandi, gli animi caparbi.

Posta un commento Default Comments

emo-but-icon

Seguici!

Hybris&Joshua. Powered by Blogger.

HOT

NEW

Translate this blog!

Visite Totali

Mappa Visitatori

item
"