Le donne: visioni di una "femminista misogina"

Siamo avvezzi all' encomio, a tratti mistificato, della figura femminile. Complici la letteratura insegnata nelle scuole ed una certa ...



Siamo avvezzi all' encomio, a tratti mistificato, della figura femminile. Complici la letteratura insegnata nelle scuole ed una certa cultura autocelebrativa che vuole sopraelevarsi rispetto a quella maschile definita rude e spicciola, alla donna vengono spesso attribuite doti di grazia, gentilezza, sensibilità, gusto del bello, raffinatezza culturale. Pensate alla Beatrice di Dante e alla Laura di Petrarca: semidee dall'animo puro ed i modi irreprensibili, modelli femminili perfetti che da sempre sono nel nostro immaginario collettivo.

Madame Bovary
Eppure, la donna nella letteratura non è stata sempre dipinta in questi termini. Personaggi come la Mirandolina di Goldoni (modello di civetteria e leziosità) o la Salomè di Oscar Wilde (archetipo della femme fatale, donna maliziosa ed adescatrice, animata da cattiveria) sono sconosciuti ai più. E poi, si, lei, anche lei, la Madame Bovary di Flaubert, da molti dipinta come donna romantica e sognatrice, persa nelle sue elucubrazioni letterarie e perennemente infelice ed insoddisfatta a causa di un mondo che non sa reggere il confronto con i testi di cui la sua mente si nutre. La Bovary è in realtà una borghese annoiata e viziata, amante del lusso e prodiga di capricci, nonché civettuola sino all'inverosimile; una donna che confonde l'amore per la letteratura (o per la cultura più in generale) con il compiacimento che deriva dal mostrarsi (e dichiararsi) sempre assorta nei suoi pensieri, persa tra le pagine di un libro, sprezzante del mondo reale. Insomma, la forma che conta più della sostanza, anche perché i romanzetti a cui la Bovary si dedicava altro non erano se non i precursori degli attuali romanzi rosa che fanno sospirare ancora tante donne, le quali a loro volta si autodefiniscono troppo dotte e sensibili per questo rude mondo.


Nonostante venga generalemente sottaciuto, diversi poeti, scrittori e filosofi hanno riservato parole cariche di risentimento nei confronti della donna.


Il sesso femminile, se lo si lascia fare, è crudele, ambizioso e avido di potere (Tacito)
Ci sono donne che, per quanto la si cerchi in loro, non hanno interiorità, sono pure maschere. (Nietzsche)


E Baudelaire, uno tra i più amati dal sesso rosa? Quante non nascondono un sottile piacere nel pronunciare le famose parole "Les Fleurs du mal"? Quante sorridono compiaciute nel citare Baudelaire tra i loro scrittori preferiti? Orbene, tutto ciò assume tratti un po' comici se si pensa che, riguardo le donne, Baudelaire scrisse:

La donna è il contrario del Dandy. Dunque deve fare orrore. La donna ha fame e vuol mangiare. Sete, e vuol bere. È in fregola e vuol essere chiavata. Bel merito! La donna è naturale, ossia abominevole. Dunque è sempre volgare, ossia il contrario del Dandy.(Baudelaire)

Condivisibile o meno, è un dato di fatto che molte delle più grandi menti abbiano scritto pagine intere intrise di profondo disprezzo per la figura femminile (badate bene che ho accuratamente scelto le citazioni meno cariche di risentimento). Alcune delle ragioni sono già state accennate: malizia e civetteria rappresentano caratteri tipicamente femminili, diffusissimi ma inconfessati e decisamente ben celati. Difatti la capacità di nascondere e manipolare, il gioco vezzoso del mostrarsi e ritrarsi è donna; l'incapacità di carpire tutto questo è invece uomo (spesso, ma non sempre).
Una donna profondamente mediocre riuscirà quasi sempre a vendere un'immagine di sè di gran lunga migliore, se circondata da uomini (ma anche donne) incapaci di filtrare l'inganno dalla realtà.

Salome con la testa di Giovanni Battista (Jan Adam Kruseman)


Gli archetipi della "femme fatale" o della "gatta morta" avranno una ragione d'esistere, no?
E' un po' come coi luoghi comuni: vanno pesati e soppesati, possibilmente rigettati, ma guai a non considerarli. C'è sempre una ragione per cui nascono.
Tornando al 'gentil sesso', a ben vedere uno degli aspetti che più manda in collera diversi dotti signori è la mendacia o la vera e propria simulazione: è difatti un tratto comunemente femminile la grazia maliziosa che cela pura vanità o desiderio d’attenzioni. Donne o ragazze sedicenti timide ed introverse, che alla prima occasione puntano il maschio (o tutti i maschi) con sguardi languidi provocanti, per poi reclinare il viso con fare verginale; cercano di imporsi all'attenzione del maschio provocandolo con fare molle e lezioso, per poi giudicare pervertiti quelli che, ovviamente, sono colpevoli di aver "equivocato" il messaggio. Magari ispirandosi a Madame Bovary, celano tutta la loro vanità e superficialità con estrema attenzione, indossando la maschera delle donne sognatrici dai principi superiori, insoddisfatte dei rudi personaggi che incontrano - rudi personaggi a cui elle stesse si indirizzano, data la frivolezza dei loro metodi.



Vanity (Auguste Toulmouche)
Del resto, lasciando in pace per un attimo la Bovary, basta considerare Facebook (che ormai è il vero specchio dell'anima per molti): le più vezzose e maliziose sono proprio le ragazze, che mostrano un narcisismo senza eguali sciorinando centinaia di foto (rigorosamente in pose ben studiate) al fine di attirare i commenti dell'altro sesso, con l'aggravante che nella stragrande maggioranza dei casi non si tratta di amici, ma di sconosciuti o conoscenti, a cui viene permesso di dire questo ed altro; anche nel mondo virtuale, sono sempre i maschi ad essersi resi colpevoli di aver equivocato la "disponibilità" offerta dalla ragazza nel momento in cui ha accettato la loro "amicizia".
Ci sono poi ragazze che si fanno ostentata pubblicità, arrivando spesso a condividere tutto quello che dicono, ovvero ovvietà o sciocchezze, con dei "fan" virtuali, la qual cosa assume connotati grotteschi dato che le ragazze in questione non sono famose per ragione alcuna ma si comportano come se lo fossero.
Eh si, la vanità è donna! Son cambiati i mezzi, ma l'andazzo è sempre quello. E' anche possibile riconoscere i tratti alla Bovary (non mi riesce proprio di lasciarla in pace): molte usano associare stralci di poesie o romanzi alle proprie foto, in cui compaiono coi vestitini alla moda (o con pochi vestiti addosso) o in altri atteggiamenti tanto provocanti quanto ridicoli; la parvenza di sensibilità e profondità d'animo è salvata, ma la realtà è ben diversa.
Eppure molti ci cascano o preferiscono ignorare le realtà mantenendo intatto il velo di Maya. Per inciso, non mi andava di parlare di Facebook, ma mi son dovuta adeguare al livello dell'offerta. E' lo stesso motivo per cui, nel mezzo di un discorso di politica, non mi piace parlare di puttane e bunga bunga, ma per parlare dei fatti bisogna ahimè scendere al livello dei fatti.


Ritornando al tema principale, esistono anche altre caratteristiche che contribuiscono ad oscurare i modelli perfetti rappresentati da Laura e Beatrice: invidia, cattiveria e rivalità sono decisamente più femminili di quanto non si voglia credere. Del resto è notizia recente che gelosia e invidia caratterizzano molto più le donne che gli uomini a lavoro

La solidarietà tra donne sembra più una chimera che un obiettivo realizzabile. Ancora, le donne sanno essere molto ciniche nei giudizi, anche per le ragioni più futili, come i vestiti indossati o i chili di troppo, alla faccia dei nobili interessi che le porrebbero diversi gradini più in alto rispetto agli uomini (vedi il caso di Venessa Incotrada nella sua intervista “Le donne di Zelig mi facevano la guerra”)

Quelli che seguono sono due estratti da "Woman's Inhumanity to Woman", libro scritto da Phyllis Chesler:

Prima che iniziassi a fare delle ricerche per questo libro non ero consapevole del fatto che le donne potessero essere aggressive in modo indiretto, che spettegolassero e si emarginassero a vicenda senza sosta, e non ammettevo la loro invidia ed il loro senso di competizione. Ora capisco che, per sopravvivere come una donna, tra le donne, bisogna parlare con cura, con cautela, in modo neutrale, indirettamente; bisogna prestare molta attenzione a quello che le donne socialmente più potenti hanno da dire, prima di parlare; bisogna imparare ad adulare, manipolare, essere d'accordo, accontentare. E, se uno è ferito o offeso da un'altra donna, non lo dice apertamente, lo si esprime indirettamente, muovendo gli altri contro di lei.
[...]Che le ragazze evitino l'uso della violenza fisica nella risoluzione dei conflitti, non significa che questi conflitti vengano risolti in modo significativo e duraturo. Le ragazze potrebbero sorridere, cedere, rinunciare - e poi continuare il conflitto alle spalle dei loro avversari. Le ragazze potrebbero anche sorridere, cedere, scendere a compromessi funesti, perché il loro bisogno di appartenenza (o di non sentirsi esclusa) è per loro più importante che rispettare i propri principi.

Prima di scagliarvi contro l'autore, sappiate che Phyllis Chesler non solo è donna, ma anche una famosa femminista. Fate un po' voi.

E' triste dirlo, ma gran parte degli atteggiamenti da me descritti rispecchiano molte conoscenze femminili italiane. Lungi da me credere che in altri Paesi non accada lo stesso, ma la mia permanenza nel Nord Europa mi ha fatto conoscere una realtà diversa.
In Olanda, per esempio, le ragazze sono in genere più indipendenti e trasparenti, non fanno le moine per poi liberare gli artigli, non badano molto all'estetica o al gusto modaiolo delle altre donne; generalmente hanno rapporti molto diretti ed amichevoli con i ragazzi, che trattano alla pari e dai quali si lasciano trattare alla pari - e questa è, a mio parere, una delle più alte espressioni di eguaglianza tra i sessi. Poco narcisiste ma molto determinate, non giocano al gioco del sesso debole - sfruttando le subdole armi di cui si è profusamente parlato in questo post - o del sesso forte - disprezzando o demolendo la figura maschile quando non utile o non succube dei capricci femminili - a seconda di quel che conviene.
Pensandoci bene, non credo che Giovenale avrebbe mai scritto la sua Satira VI se fosse nato in Olanda.

Saluti da una "femminista misogina".

Profilo dell'autore

HYBRIS: femmina (ma non troppo), geofisica di professione, scrivo per diletto. Chi mi ispira? Da Nietzsche a Voltaire, dal Maestro - quello finnico - a King, passando per tutti i piccoli grandi eroi della porta accanto che rendono questo mondo migliore. Amo: il culture shock, il fango e le stelle, i concerti, le avventure ed i posti inesplorati, l'incertezza, l'umiltà superba di chi ha cuore e menti grandi, gli animi caparbi.

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  1. Ciao, ho trovato questo blog per caso...
    Sono curioso, ma come fa una femminista a chiamarsi misogina.
    Pur condividendo alcune frasi sulle donne, trovo che alcune siano spesso citata dagli antifemministi, ma non perchè sono misogini, semmai realisti... pensando ai giorni d'oggi.

    Saluti da un antifemminista ;)

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  2. Ciao!

    L'intento del post è proprio chiarire l'ossimoro contenuto nel titolo: per femminismo intendo la rivendicazione di un essere donna che si scardini dai brutti vezzi che ho descritto e che attirano irrimediabilmente degli stereotipi (fondati) sulle donne; per misoginia intendo l'attacco verso quelle brutte abitudini tipicamente rosa ed un certo femminismo vacuo, fondato su una presunta superiorità rispetto agli uomini che spesso viene smentita (a causa delle donne stesse). Difendo il mio essere donna (=femminismo) osteggiando quelle donne (=misoginia) che contribuiscono ad un'immagine frivola e negativa dell'universo femminile.

    E beh, si, in tal senso la misoginia non è altro che pura constatazione dei fatti, realismo dunque. Nulla da eccepire. Credo che possiamo giocare coi termini ma sul senso hai colto :)

    Saluti da una femminista misogina ;)

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  3. Da poco sul mio blog arriva un commento:
    A mio parere, molte misandriche sono in fondo in fondo anche misogine. Lo so che può sembrare un paradosso, ma sai quante volte ho sentinto delle ragazze dire "Gli uomini sono tutti porci, gli uomini sono stronzi ecc" per poi in seguito affermare "è una maledizione nascere donna, vorrei essere un uomo"? Le femministe radicali hanno degli enormi complessi di inferiorità, sono come i bulli delle scuole medie che si sento talmente mediocri e incompresi da sentire il bisogno di accanirsi sul primo coetaneo malcapitato per sentirsi importanti.
    Se si ascoltano attentamente i loro discorsi inoltre, si capisce che in fondo in fondo, a loro non interessa affatto difendere le malcapitate vittime della prepotenza degli uomini, loro vogliono solo avere la possibilità DI COMPIERE ESATTAMENTE LE STESSE BARBARIE del carnefice, quando vedono una donna violentata, a loro rode il culo perchè gli sarebbe piaciuto tanto fare la stessa cosa con gli uomini che le hanno rifiutate, ma la minor forza fisica glielo ha impedito.
    Io sono una donna, non rimpiango affatto il mio sesso, che ne dicano le nazi femministe e i maschilisti, l essere donna comporta anche dei vantaggi non indifferenti sia naturali che culturali ( maggior resistenza alle malattie, peli meno folti, nessun obbligo d fare il servizio militare). Certo, ci sono anche degli svantaggi, ma insomma, c sono i pro e i contro in qualunque cosa! Quindi no, non rimpiango il mio sesso e non ho alcun bisogno di sputare in faccia agli uomini per sentirmi pari a loro, non mi sento ne inferiore ne superiore agli uomini, semplicemente diversa!


    A me il solo fatto che una femminista si definisca misogina mi fa meravigliare. Ma forse ha un senso?
    Invece di immaginarmi molte femministe per poi analizzarle, mi piacerebbe sentire un parere da una vera, anche se di femministe ne ho conosciute parecchio...
    Lo so, sembra strano.

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  4. Sono d'accordo sul fatto che molte misogine sono in fondo misandriche, ma non sull'esempio delle donne violentate. O forse non riesco ad accettare che sia possibile, non credo si possa arrivare a tanto.

    Ad ogni modo credo che l'accanimento contro gli uomini sia tipico non solo di un certo femminismo ma di molte donne in generale. L'esempio nel post: una donna provoca, fa la civetta, la gatta morta, ma se l'uomo reagisce perché crede (ovviamente!) che la tipa in questione gli stia lanciando un preciso messaggio, ecco che la donna "reclina il capo con fare verginale" e disprezza l'uomo per aver risposto ai suoi sguardi: "Tze, che maiale, guarda un po' quello". E' un atteggiamento molto diffuso. Incolpare l'uomo per delle proprie iniziative.

    Quanto a me, considera l'accezione "femminista" nel senso più generale, ovvero: rivendico la mia dignità di donna estraniandomi da una cultura femminile che ci vede frivole, cattive, capricciose, passive. Rivendico di essere quello che sono, senza intavolare alcuna gara contro i maschi, che tratto alla pari (ricevendo, nella stragrande maggioranza dei casi, lo stesso trattamento). Il mio J'accuse è indirizzato alle donne, non agli uomini. Ecco l'ossimoro femminista-misogina.

    E' un po' come tutti coloro che criticano ferocemente i mali dell'Italia: è proprio perché ne odiano certi aspetti, denunciandoli, che in realtà la difendono più di qualunque altro. E dunque, per quanto vengano definiti anti-italiani, sono in realtà i più autentici Italiani di tutti.

    Spero che ora abbia chiarito meglio la mia posizione :)

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  5. Beh, in teoria dovevi essere d'accordo con "le misandriche sono in fondo misogine", però lasciamo stare. Magari sono solo parole.
    Dici che sei contro quelle donne che vi definiscono capricciose, beh, io potrei dire una cosa praticamente uguale identica che sono contro il femminismo non tanto contro certe femministe. Ma sì, è vero certe volte me la prendo con loro, ma anche con certi uomini che si definiscono femministi, ma in fondo l'antifemminismo si basa sulla critica del femminismo, che viene definito come un movimento folle e razzista.
    Dunque, un antifemminista alloro lo si potrebbe definire anche misandrico, se applichiamo lo stesso ragionamento :D
    Io odio gli zerbini, ma non gli uomini così come non odio e non odierò mai le donne in genere.

    Un'altra cosa. Tra le femministe non tutte hanno subito lo stupro. E non tutto le vittime di stupro si definiscono o vogliono essere femministe. Al contrario, moltissime pensano che è proprio per il femminismo che hanno avuto quelle esperienze.

    Jan

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  6. Credo ci stiamo un po' perdendo nei meandri di misoginia, misandria e femminismo :)
    Vedo di uscirne così: misandriche in realtà misogine o misogine in realtà misandriche si equivalgono, quindi è inutile ristagnare su questo argomento.

    Ciò detto, sarebbe invece molto più interessante constatare che tante femministe sono in realtà misandriche, nel momento in cui vedono l'affermazione della donna come contrapposizione all'uomo. Tale femminismo è profondamente insulso e cela solo un profonde rancore misto ad insicurezza, a mio parere.

    Avendo spiegato ciò, io sono femminista SOLO nella misura in cui affermo la mia dignità come donna, ovvero pretendo gli stessi diritti degli uomini unitamente AGLI stessi doveri (a meno di impossibilità nel perseguirli). Qui termina il mio femminismo. Il resto è, a mio parere, poco sensato ed anzi, pericoloso nel momento in cui si vede l'uomo come nemico e si ricerca l'eguaglianza a tutti i costi (eguaglianza spesso impossibile da realizzare).
    Io sono misogina SOLO nella misura in cui mi scaglio contro diffusi atteggiamenti e vezzi e pessime abitudini delle donne, le quali s'attirano ed anzi alimentano gli stereotipi dettati dagli uomini.
    La mia misandria è invece INESISTENTE ed anzi emerge una precisa solidarietà con quegli uomini che da sempre riconoscono quei tratti femminili da me descritti nel post. Per cui è un argomento da te introdotto, non da me.

    Quanto a stupri e femministe, a parte l' off topic, non riesco proprio a seguirti. E sinceramente non voglio entrare in merito, perché non è inerente all'argomento trattato.

    Saluti :)

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  7. La questione dello stupro è assolutamente inerente all'argomento, anche perchè per il femminismo ha un grandissima importanza.
    "Donna stuprata"=fonte di potere politico, eccola. Non fraintendere però, secondo me il femminismo usa-sfrutta lo stupro proprio per ottenere potere, non pensando alle vittime.
    Sulla misandria e misoginia che mixi, beh, lascerei perdere... tanto se uno mescola parole a proprio piacimento, è già chiaro che avrà i suoi interessi.
    Se saresti stata per la parità, non ti chiameresti femminista. E questo è il punto... ma quando dici che il tuo femminismo finisce lì, non riesco a comprendere: una donna non femminista non può essere per la parità?
    E poi per me oggi è ancora un mistero: cos'è che impedisce ancora ad una femmina ad esternare il proprio essere donna, e dopo anche sviluppare le sue capacità, anche su piani professionali. Semmai è l'uomo ad essere ostacolato oggi: "quote rosa", "favoreggiamenti per le donne", e altre cose che il femminismo creò.
    Se è vero che alcuni tuoi punti di vista sono diversi da quelli di molte femministe, perchè non chiedere anche ad altre associazioni come "femministe a sud" cosa ne pensano della parità? Sei curiosa o sai già cosa ne pensano? Se sì, cosa?

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  8. Ascolta, ho inteso che sei allergico al femminismo e che non vedi l'ora di esternarlo. Io ti lascio fare liberamente perché questo è uno spazio pubblico e mi piace stimolare una o più discussioni. Però ecco te la stai prendendo con la persona sbagliata, dato che non sono femminista, e nel luogo sbagliato dato che il post non ha nulla a che fare col femminismo. E' SOLO il titolo che propone l'aggettivo "femminista", ma nel contesto di un ossimoro che poi è stato ampiamente argomentato nel post o nei commenti di risposta ai tuoi. Finisce lì. Non c'è alcun riferimento al femminismo come movimento storico o altro, mi spiace che tu ti ostini a vederlo.

    Si parla di Salomè, Madame Bovary, del modello gatta morta e dei filosofi/scrittori misogini. Il tema dello stupro rimane importante solo per te, ma è un palese off topic. Ragion per cui non intendo sviluppare oltre l'argomento, come già detto prima.

    Non capisco in quale occasione avrei mischiato misandria e misoginia. Ho scritto che ciò che si equivale sono le espressioni: "misandriche che in realtà sono misogine" e "misogine che in realtà sono misandriche", perché è sull'ordine dei termini che mi avevi corretto. Volevo solo dire che cambiare l'ordine non cambia il significato. La tua affermazione per cui "mescola parole a proprio piacimento, è già chiaro che avrà i suoi interessi" è francamente una deduzione priva di fondamento o una paurosa sega mentale, dipende da come la si voglia vedere.

    Ti ho anche spiegato in che luce andava interpretato il termine "femminista" presente nel SOLO titolo. Non parlo di parità, parlo di dignità ed autodeterminazione della donna, di presa di coscienza: non mi scaglio contro gli stereotipi, anzi li confermo additando le donne stesse come colpevoli. Punto. Ecco da dove nasce l'ossimoro femminista-misogina. Nel momento in cui, per esempio, cito il caso dell'invidia tra donne a lavoro, il mio messaggio è un attacco a quelle donne che hanno voluto gli stessi diritti degli uomini dimenticando però i doveri (in tal caso la cooperazione tra colleghi di lavoro).

    Se leggi con più attenzione il mio post vedrai che in nessun caso ho fatto intendere che ci siano fattori esterni che ostacolano la parità con l'uomo; il mio J'accuse è diretto a quelle donne che alimentano esse stesse lo stereotipo della femmina civettuola, frivola, cattiva. Questi sono gli ostacoli alla parità. L'altro grande tema era poi la donna dipinta nella letteratura, come di solito non viene detto tra i banchi di scuola.

    Stupri. femminismo, "femminismo a sud", misandria sono temi A TE cari, ma non connessi al tema del mio post. Se in futuro scriverò qualcosa a tal riguardo, sarò ben lieta di proseguire questa conversazione con te. Per ora spero sia chiusa e spero di essermi chiarita al meglio.

    Alla prossima :)

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