La Grande Bellezza - Da un cinema olandese



Ha conquistato quattro Oscar europei.
Potrebbe semplicemente essere il film più indimenticabile dell'anno" (New York Magazine)
Magnifico, sfarzosamente seduttivo” (L.A. Times).
Il più grandioso e trascinante film straniero dell'anno” (Time Magazine)
Un’ode elettrizzante selvaggiamente creativa” (New York Times)
Il volto di Servillo è uno dei tesori del cinema moderno” (New Yorker)
Uno dei più grandi film sulla dissoluzione della società moderna” (The Village Voice).




Dopo tutto, quello sul grande schermo è il mio mondo, la mia lingua, la mia terra che pur con mille contraddizioni mi tiene avvinghiata a sé con una catena che non si può recidere. E del resto non va recisa, perché le radici sono importanti. Vero?

Loro, gli Olandesi, devono leggere dai sottotitoli. Per una volta tanto, questi giganti biondi sono in posizione di svantaggio. E' una strana sensazione, che però mi piace: il contrasto tra il grande schermo, il mio mondo, ed un piccolo cinema olandese.
Mi dilania la curiosità di sapere cosa ne pensano i miei vicini di poltrona della bellezza eterna di un' Italia che si fa del male.
Nel film c'è posto anche per la Costa Concordia coricata su di un fianco di fronte all'Isola del Giglio. Sorrido imbarazzata. E' proprio olandese l' impresa che è stata incaricata del suo recupero.
Mi guardo intorno, le guance un po' imporporate, ma per fortuna il buio del cinema nasconde tutto.
Cosa stanno pensando?
Il silenzio assoluto, quasi riverente, non mi permette di carpire nulla.
Quanto sono labili i confini tra film e realtà, a volte.

Dimenticatevi le pagliacciate americane, intrise di cliché e frasette da Baci Perugina.
Il cinema italiano, quando mette in tavola il meglio, è una prelibatezza dal gusto unico e squisito.
"La grande bellezza" è un film che canta l'inno alla bellezza attraverso il racconto del vuoto e del brutto. Impresa pretenziosa, ma perfettamente riuscita.
Jep Gambardella come alter ego di Paolo Sorrentino. Il primo vorrebbe scrivere un romanzo sul nulla (laddove persino Flaubert ha fallito) e ci riesce. Il secondo vorrebbe fare un film sul nulla.
E ci riesce.

Jep gambardella, scrittore destinato alla sensibilità sin da giovane ed alla ricerca della Grande Bellezza, si perde nel turbinio sporco di feste mondane in cui tristi figure si danno appuntamento per celebrare il nulla, quasi per esorcizzarlo. Sul palcoscenico squallido di cui lui sembra essere il regista e lo spettatore impotente al contempo, si alternano dandy, radical chic, femme fatale, latitanti arricchiti, ecclesiastici poveri di spirito, mariti infedeli. Jep guarda a questa fauna con occhi di commiserazione, gli stessi che tuttavia volge a sé stesso. Del resto, è vero che Roma l'ha deluso, ma è forse vero che anche lui è stato deludente.


LA GRANDE BELLEZZA // VOCAZIONE CIVILE from Alessio Ruta on Vimeo.

Eppure Jep si distingue da quel mondo. La ricerca della Bellezza non l'ha mai abbandonato.
Continua a commuoversi per "poco", per un bimbo che rincorre una suora o la mostra fotografica degli autoscatti di un ragazzo. E per l'eterna bellezza di Roma, testimonianza di un passato glorioso che si scontra con un presente di degrado e oscenità. E poi c'è l'amore della sua vita, quello che lo riporta alle radici, a quel fuoco che mai si è sopito in lui.

Non si salvano neanche coloro che non fanno parte della vita mondana romana. Il marito della sua Elisa, che immediatamente dopo la sua morte aveva proclamato la sua intenzione di continuare a vivere dell'adorazione di lei, ben presto la rimpiazza con una nuova donna. 
Abitudini semplici, la donna come angelo del focolare, una vita senza strafare.
"Che brave persone che siete", dirà Jep.
Non si salva (quasi) nessuno dunque. 
Anche tu, seduto comodamente sulla poltrona del cinema, non sei estraneo al vuoto ed alla noia ed a tutto il bla bla bla sotto cui si nasconde la vita
Quel palcoscenico ti riguarda più di quanto tu non creda.
Posa il tuo dito moralizzatore e spegni il tuo ghigno insolente.
Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza sono invisibili agli occhi di chi non li vuol vedere.

Termina il film. Metto su il cappotto. Una signora olandese mi dice - in italiano, perbacco - che le rovino la vista dei titoli di coda, per cui mi invita a sedermi o ad andarmene, se non sono interessata.
Bla bla bla....




Finisce sempre così. Con la morte. Prima, però, c'è stata la vita, nascosta sotto il bla bla bla bla bla. È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore. Il silenzio e il sentimento. L'emozione e la paura. Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l'uomo miserabile. Tutto sepolto dalla coperta dell'imbarazzo dello stare al mondo. Bla. Bla. Bla. Bla. Altrove, c'è l'altrove. Io non mi occupo dell'altrove. Dunque, che questo romanzo abbia inizio. In fondo, è solo un trucco. Sì, è solo un trucco. (da La Grande Bellezza)

Profilo dell'autore

HYBRIS: femmina (ma non troppo), geofisica di professione, scrivo per diletto. Chi mi ispira? Da Nietzsche a Voltaire, dal Maestro - quello finnico - a King, passando per tutti i piccoli grandi eroi della porta accanto che rendono questo mondo migliore. Amo: il culture shock, il fango e le stelle, i concerti, le avventure ed i posti inesplorati, l'incertezza, l'umiltà superba di chi ha cuore e menti grandi, gli animi caparbi.

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