E' stato Napolitano a voler processare Di Matteo!

Non ricordatevi degli eroi come Falcone e Borsellino DOPO la loro morte, imparate a riconoscerli ed onorarli PRIMA , quando sono viv...




Non ricordatevi degli eroi come Falcone e Borsellino DOPO la loro morte, imparate a riconoscerli ed onorarli PRIMA, quando sono vivi.
Già che ci siete, imparate a riconoscere chi quegli eroi li appoggia da chi lo ostacola.

Diffidate dei figuranti con le finte lacrime agli occhi che marciano dietro il carro funebre di martiri che hanno dato la vita per la giustizia e la libertà.
Siate coloro che si disgustano nel presente, che prendono le distanze nel presente, che agiscono nel presente. 

Non lasciate le vostre coscienze sopite per poi risvegliarle nell'atto di unirvi ad uno stuolo di prefiche senza lode ma con l'infamia di non aver voluto cambiare le cose quando era possibile farlo.



Stato-mafia, Di Matteo sotto azione disciplinare: la richiesta partì dal Quirinale

(articolo tratto da http://it.ibtimes.com/

Nella già intricata e ricca di punti interrogativi vicenda sulla trattativa Stato-mafia, si inserisce un nuovo paragrafo che contiene una nuova accusa per il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ma prima di entrare nel merito della rivelazione del Fatto Quotidiano (http://www.ilfattoquotidiano.it/), cerchiamo di riassumere la vicenda. 

Nino Di Matteo, pm del pool trattativa di Palermo, minacciato di morte dalle dalle parole di Totò Riina in carcere, è ancora sotto procedimento disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, da più di un anno. L'azione disciplinare si lega alle famigerate intercettazioni Napolitano-Mancino, andate distrutte per ordine della Corte Costituzionale a seguito del conflitto d'attribuzioni sollevato dal Quirinale nei confronti della Procura di Palermo. 

Il caso esplode nel giugno 2012. Panorama è il primo organo di informazione a dare la notizia dell'esistenza di intercettazioni telefoniche, oltre che tra Nicola Mancino (oggi imputato per falsa testimonianza nel procedimento di Palermo) e Loris d'Ambrosio (consigliere giuridico del Qurinale, autore della lettera inviata a Napolitano in cui parla di "indicibili accordi fra il 1989 e il 1993", scomparso per un infarto nel luglio 2012), tra l'allora indagato e Giorgio Napolitano in persona. Essendo telefonate 'penalmente irrilevanti', non sono mai state depositate agli atti. La notizia viene ripresa da numerose altre testate. 48 ore dopo l'uscita di Panorama, Repubblica intervista Nino Di Matteo. Che spiega: "Non c'è traccia (negli atti depositati, ndr) di conversazioni del Capo dello Stato e questo significa che non sono minimanente rilevanti. Noi applicheremo la legge in vigore. Quelle che dovranno essere distrutte con l'instaurazione di un procedimento davanti al Gip saranno distrutte". 

Niente di strano: 
1) Di Matteo ha spiegato implicitamente che le telefonate Napolitano-Mancino non sono agli atti e che per la loro eventuale distruzione verrà seguito l'iter previsto dalla legge. 
2) Di Matteo non fornisce alcuno scoop. La notizia dell'esistenza di quelle conversazioni è di dominio pubblico da due giorni. 
Ma c'è chi non la pensa così. A fine giugno l'Avvocatura dello Stato chiede 'chiarimenti' alla Procura di Palermo. La Procura risponde con due lettere (una di Di Matteo, l'altra di Messineo, procuratore capo di Palermo), in cui viene evidenziato che le intercettazioni 'irrilevanti' saranno distrutte solo dopo essere state messe a disposizione delle parti, come prevede la legge. 
A metà luglio 2012 ecco il conflitto d'attribuzioni sollevato dal Quirinale. A fine mese il pg della Cassazione Ciani apre un procedimento "paradisciplinare" nei confronti di Di Matteo e Messineo. 

Chi è Ciani? Nella primavera 2012 Mancino è particolarmente attivo e pressante nei confronti di D'Ambrosio e del Quirinale (leggi): vuole che le varie procure che indagano su 'pezzi' della trattativa siano coordinate dalla Procura Nazionale Antimafia (lo sono già), lancia messaggi e, come vediamo, il Quirinale si attiva. Il 5 marzo D'Ambrosio assicura Mancino che il Presidente "se l'è presa a cuore la questione....adesso sento il Presidente...e provo a chiamare Grasso". Grasso, attuale presidente del Senato, all'epoca era Procuratore Nazionale Antimafia. 
Passa una settimana e D'Ambrosio spiega a Mancino di aver ottemperato, di aver parlato con entrambi ma di "non vedere molti spazi" per accontentarlo nè sul coordinamento nè tantomeno sull'avocazione dell'indagine alla Procura di Palermo. 
Il consigliere giuridico del Quirinale ribadisce: "Dopo aver parlato col Presidente riparlo anche con Grasso e vediamo un po'... lo vedrò nei prossimi giorni. Però, lui... proprio oggi dopo parlandogli, mi ha detto: 'Ma sai, lo so, non posso intervenire'... Capito? Quindi mi sembra orientato a non intervenire. Tant'è che il Presidente parlava di... come la Procura nazionale sta dentro la Procura generale (della Cassazione, ndr), di vedere un secondo con Esposito..." Vitaliano Esposito in quel momento è il Procuratore Generale della Cassazione: è lui ad avere poteri di controllo sulla Procura Nazionale Antimafia. Il 3 aprile Mancino invia una lettera al Quirinale. 24 ore dopo viene girata direttamente al Pg della Cassazione Esposito, con annessa nota del Quirinale. A inviarla è il segretario generale del Quirinale Donato Marra: "Illustre Presidente, per incarico del Presidente della Repubblica trasmetto la lettera con la quale Nicola Mancino si duole del fatto che non siano state fin qui adottate forme di coordinamento delle attività svolte da più uffici giudiziari sulla cd. 'trattativa' (è falso, ndr) che si assume intervenuta fra soggetti istituzionali ed esponenti della criminalità organizzata a ridosso delle stragi del 1992-'93. ...Il Capo dello Stato auspica possano essere prontamente adottate iniziative che assicurino la conformità di indirizzo delle procedure ai sensi degli strumenti che il nostro ordinamento prevede". 
Il 5 aprile D'Ambrosio spiega a Mancino che la lettera è stata inviata e che la nota è stata concordata con Gianfranco Ciani (il quale smentirà): una settimana più tardi il plenum del Csm (all'unanimità) indicherà Ciani come sostituto di Esposito alla Procura Generale della Cassazione. Lo stesso Ciani che nel marzo 2013 aprirà ufficialmente l'azione disciplinare nei confronti di Di Matteo e Messineo. 
L'accusa è "aver ammesso l'esistenza delle telefonate tra l'ex ministro Mancino e il capo dello Stato"
Una settimana dopo la nomina Ciani convoca Grasso (è il 19 aprile 2012): si fa portavoce delle richieste del futuro imputato per falsa testimonianza. Grasso risponde per iscritto a maggio, ribadendo che "nessun potere di coordinamento può consentire al Pna di dare indirizzi investigativi e ancor meno influire sulle valutazioni degli elementi di accuse acquisiti dai singoli uffici giudiziari". 
In questo quadro della situazione si inserisce la notizia pubblicata oggi dal Fatto Quotidiano
A dicembre Ciani e il sostituto Gialanella chiedono il proscioglimento per i due (dovrà esprimersi il Csm), capendo dopo un anno e mezzo quello che pareva già chiaro nel giugno 2012: "la condotta del dr.Di Matteo non si è verosimilmente consumata nei termini illustrati nel capo d'incolpazione, tanto che nessun provvedimento disciplinare si ritiene di poter articolare nei suoi confronti". 
Ma nella richiesta di proscioglimento, secondo quanto scrive Marco Travaglio oggi, viene fuori un documento ufficiale dal quale si evincerebbe che la "segnalazione dei possibili illeciti disciplinari partì proprio dal Colle: 'Al Procuratore Generale presso la Cassazione perveniva, in data 11 luglio 2012, una missiva datata 9 luglio 2012'. In quella lettera, il segretario generale del Quirinale Donato Marra, braccio destro di Napolitano, trasmette un suo carteggio con l'Avvocatura dello Stato e fra questa e la Procura di Palermo, a proposito di un'intervista di Nino Di Matteo a Repubblica".

Profilo dell'autore

HYBRIS: femmina (ma non troppo), geofisica di professione, scrivo per diletto. Chi mi ispira? Da Nietzsche a Voltaire, dal Maestro - quello finnico - a King, passando per tutti i piccoli grandi eroi della porta accanto che rendono questo mondo migliore. Amo: il culture shock, il fango e le stelle, i concerti, le avventure ed i posti inesplorati, l'incertezza, l'umiltà superba di chi ha cuore e menti grandi, gli animi caparbi.

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