I più noti Caffè frequentati da artisti e scrittori



I Caffè preferiti dai grandi artisti e scrittori dell'Ottocento e del Novecento? Ecco qui un elenco dei più famosi. Lista non esaustiva, ma vi incuriosirà di certo.

Non si potrebbe scrivere una pagina di storia, né politica né letteraria né artistica dell'Ottocento, senza citare il nome di un Caffè.
(Piero Bargellini)

1. Caffè Gambrinus, Napoli: il noto salotto letterario ottocentesco in stile neoclassico e liberty di Napule ha ospitato l'élite intellettuale italiana e non. Caffè prediletto di Gabriele D'Annunzio, accolse Jean Paule Sartre, Ernest Hemingway, Oscar Wilde, Benedetto Croce, Totò. Si narra che al Gambrinus, in risposta alla sfida dell'amico, D'Annunzio compose "A vucchella" in dialetto napoletano scrivendone d'impeto i versi su un tavolino del caffè.

2. Grancaffè Quadri, Venezia: storico caffè della Serenissima fondato nel 1775 dal sig. Quadri e dalla moglie Naxina; fu quest'ultima in particolare ad intuire che bere "l'acqua negra bollente", usanza all'epoca timidamente diffusa, sarebbe poi divenuta una tradizione irrinunciabile per gli Italiani. Negli anni a seguire, il Grancaffè divenne un celeberrimo salotto di intellettuali, frequentato da Stendhal, Lord Byron, Alexandre Dumas, Richard Wagner, Marcel Proust.

3. Caffè Florian, Venezia: il caffè più antico d'Italia (fondato nel 1720, si contende col Cafè Procope di Parigi il titolo di caffè più antico al mondo), fu frequentato da Carlo Goldoni, Ugo Foscolo, Giacomo Casanova - che qui rimorchiava fanciulle senza sosta - Lord Byron, Silvio Pellico, Charles Dickens, Gabriele D'Annunzio, Goethe, Jean-Jacque Rousseau, Modigliani, Proust.

3. The Literary Café, San Pietroburgo: ha ospitato noti scrittori russi, come Dostoevsky. Qui Aleksander Pushkin consumò il suo ultimo pasto prima del duello in cui avrebbe trovato la morte.

Manichino raffigurante Pushkin nell'atto di consumare il
suo ultimo pasto al Caffè Letterario di San Pietroburgo
(credits)

4. Antico Caffè Greco, Roma: fondato nel 1760, questo noto caffè ospitò Lord Byron, Henrik Ibsen, Percy Shelley, Hans Christian Andersen, John Keats, Goethe (che forse qui incontrò la bella Faustina) e Schopenhauer. Celebre la Terza Saletta, che nei primi decenni del Novecento divenne luogo di ritrovo nevralgico anche per i politici, tant'è che qualcuno ebbe a dire: "In politica come in arte bisogna venire a patti con la Terza Saletta".
Vale davvero la pena leggere cosa scrisse Giacomo Casanova a proposito di questo caffè:

Finita la lezione di francese, andai un po’ a passeggio e mentre attraversavo la strada Condotta mi sentii chiamare da un Caffè. Era l’abate Gama. Gli sussurrai nell’orecchio che “Minerva” (nome in codice dell’agostiniano Padre Agostino Giorgi, consigliere di Casanova) mi aveva proibito i Caffè di Roma. “Minerva” mi rispose “le ordina di farsene un’idea. Si sieda accanto a me”. Udii un giovane abate che raccontava ad alta voce un episodio, vero o inventato, che attaccava direttamente la giustizia del Santo Padre, ma senza astio. Tutti risero e gli fecero eco. Un altro, a cui avevano chiesto perché avesse abbandonato la casa del cardinal B. rispose che se ne era andato perché Sua Eminenza pretendeva di non essere obbligata a pagargli a parte certi servizi straordinari che esigeva in berretto da notte. Tutti, naturalmente, scoppiarono a ridere. Un altro venne a dire all’abate Gama che se voleva trascorrere il pomeriggio a Villa Medici , l’avrebbe trovato in compagnia di due “romanelle” che si accontentavano di un quartino, una moneta d’oro pari a un quarto di zecchino. Un altro abate lesse un sonetto incendiario contro il governo, e parecchi vollero copiarlo. Un altro ancora lesse una satira che faceva a pezzi l’onore di una famiglia. In quel momento vidi entrare un abate piuttosto attraente; a giudicare dai fianchi e dalle cosce mi parve una ragazza travestita e lo dissi all’abate Gama, ma questi mi rispose che era Beppino della Mammana, un famoso castrato. L’abate, infatti, lo chiamò e gli disse ridendo che lo avevo scambiato per una ragazza. Quello sfrontato mi guardò fissamente e rispose che se volevo andare a passare la notte in sua compagnia mi avrebbe dimostrato se avevo torto o avevo ragione, a mio piacere…
(Giacomo Casanova)


5. La Rotonde, Parigi: frequentato da artisti come Picasso e Modigliani, è un luogo storico del quartiere di Montparnasse dal 1911.

Moïse Kisling, Pâquerette, Picasso e Marie Vassilieff al caffè La Rotonde, 1916
(credits)
6. Le Dome, Parigi: fondato nel 1898, è l'altro baricentro di ritrovo di intellettuali nel quartiere di Montparnasse. Tra i nomi dei frequentatori, oltre ai già citati Picasso e Modigliani, si ricordano Ezra Pound, Robert Capa, Ernest Hemingway, Henry Miller, Khalil Gibran, Paul Gaugain, Jean Paule Sartre.

7. Caffè Fiorio, Torino: frequentato da Cesare Balbo, Cavour, D'Azeglio, le sue mura conservano eco di discorsi di storia e politica. Nietzsche amava questo caffè e lo frequentava spesso. Quello a Torino fu peraltro un bel periodo per il filosofo tedesco, che ebbe a scrivere nelle sue lettere:

Mia cara mamma, solo una cartolina per informarTi di come va alla Tua vecchia creatura a Torino, dove è arrivata il 21 settembre. [...] Una scoperta davvero fortunata per me, questa Torino! – Trovandomi qui per la seconda volta, godo di un considerevole aumento di premura e di disponibilità…. E’ la prima volta da anni che in viaggio non mi ammalo. – Immerso nel lavoro. [...] Mi sono appena guardato allo specchio – non ho mai avuto questo aspetto. Di un esemplare buon umore, ben nutrito e di dieci anni più giovane di quanto sarebbe lecito. [...] Nella mia trattoria mi si servono senza dubbio i migliori bocconi che vi siano: mi vengono sempre consigliati i piatti più riusciti. [...] Il caffè nei migliori locali, un bricchetto di una bontà rara, veramente di prima qualità, come non l’avevo mai assaggiato, 20 cent. e a Torino non si lasciano mance.
(Nietzsche)

8. Caffè Vesuvio, San Francisco: Il Caffè preferito da Jack Kerouac ed Allen Ginsberg, i noti volti della Beat Generation.

    |   LEGGI ANCHE: Stralci di un libro cult: 'On the road'


9. Caffè Pasticceria Pirona, Trieste: frequentato da James Joyce (che qui iniziò a scrivere il suo Ulisse), Italo Svevo e Umberto Saba, è uno dei "locali storici d'Italia".

Profilo dell'autore

HYBRIS: femmina (ma non troppo), geofisica di professione, scrivo per diletto. Chi mi ispira? Da Nietzsche a Voltaire, dal Maestro - quello finnico - a King, passando per tutti i piccoli grandi eroi della porta accanto che rendono questo mondo migliore. Amo: il culture shock, il fango e le stelle, i concerti, le avventure ed i posti inesplorati, l'incertezza, l'umiltà superba di chi ha cuore e menti grandi, gli animi caparbi.

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  1. aggiungerei il giubbe rosse di firenze, famoso perchè ci andavano montale e quasimodo e altra gente.
    non potevo permettermi di entrarci ma ci passavo spesso davanti quando abitavo da quelle parti :D

    pietro 3:)

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