La triste verità dietro il "miracolo scandinavo"



I Paesi scandinavi svettano ogni anno nella classifica dei Paesi più felici del mondo.
Tralasciando l'attendibilità di indagini di questo tipo in cui la felicità, da sempre argomento astratto e soggettivo, viene quantificato quasi si trattasse del PIL o del reddito pro-capite, ci chiediamo: è davvero tutto oro quel che luccica? Sulle pagine del quotidiano inglese "The Guardian", troviamo un interessante spunto di riflessione.

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[Tradotto dall'articolo originale]

Negli ultimi anni il mondo ha subito il fascino del Nord. “La dolce vita danese”, “Copenaghen: eccezionale, creativa, spensierata”, citava il National Geographic; “Copenaghen è eccezionale per molte ragioni” titolava il Guardian. Forse per la felicità danese ed i suoi ristoranti, per la svedese parità dei sessi, per le scuole finlandesi, per il benessere norvegese dovuto al petrolio o per la rinascita islandese dopo il collasso finanziario, abbiamo un insaziabile appetito per le notizie positive dal Nord. Dopo aver sognato per decenni una vita tra ulivi e vigneti, siamo ora invece convinti che il paradiso in terra esista e che sia al nord.
E’ tempo di compensare queste imperturbabili idolatrie e fare un po’ di luce. Prendiamo i Danesi ad esempio. Vero, dicono di essere i più felici al mondo, ma perché non citano mai il fatto d’esser secondi solo all’Islanda per il consumo di antidepressivi? E la Svezia? Se, come citava questo giornale, è “lo stato più di successo che il mondo abbia mai visto”, perché nessuno sogna il proprio cantuccio in Umeå?

Guardiamo più da vicino gli oggetti della nostra infatuazione…

DANIMARCA 

Perché i Danesi hanno punteggi così elevati nei sondaggi internazionali sulla felicità? Di sicuro hanno un’elevata fiducia e coesione sociale, ma secondo l’OECD (Organizzazione per la Cooperazione e Sviluppo Economico) lavorano meno del resto del mondo. Un risultato preoccupante è quello di una scadente produttività. Ma allora come possono permettersi un così elevato tenore di vita? Semplice, i Danesi hanno anche il più alto debito privato del mondo (quattro volte quello italiano, sufficiente a meritarsi un monito dal Fondo Monetario Internazionale), mentre oltre la metà di loro ammette di ricorrere al mercato nero per ottenere beni e servizi.
Forse il peggior segreto dei Danesi riguarda il loro impatto ambientale, quarto al mondo, addirittura superiore a quello degli USA. Le loro pale eoliche offshore sono certo d’effetto ma la Danimarca brucia una enorme quantità di carbone. Da tenere a mente quando i danesi punteranno il dito contro il riscaldamento del tuo terrazzo.
I Danesi pagano le tasse più alte al mondo (ma sono solo sesti per i loro salari, questo spiegherebbe i loro debiti), avranno perciò i migliori servizi pubblici? Sempre secondo l’OECD, la Danimarca si posiziona addirittura dopo l’UK per qualità dei servizi. E arranca anche nel servizio sanitario. Secondo il Fondo di Ricerca sul Cancro, i danesi si ammalano di tumore più di qualunque altro Paese al mondo. “Ma almeno i treni arrivano in orario”, starete pensando. No, quella era l’Italia di Mussolini. In realtà la società nazionale di trasporto ferroviario ha sfiorato la bancarotta recentemente e i treni il più delle volte sono in ritardo. Preoccupante è l’aumento della disparità economica, raddoppiata negli ultimi dieci anni. Aumenta sempre più il divario tra Copenaghen ed il resto del Paese. La provincia danese è oramai la discarica sociale di immigrati extracomunitari, anziani e disoccupati.



Protesters clash with police at an asylum centre near Copenhagen in 2008.
Proteste con la polizia nei pressi di un centro per 
rifugiati politici vicino Copenhagen, 2008

Altre verità imbarazzanti? I Danesi sono aggressivamente sciovinisti, pronti a sventolare il loro bicolore alla minima provocazione. Come gli Svedesi, accolgono la privatizzazione con entusiasmo (è privatizzato addirittura il servizio d’ambulanza); sono incredibilmente disinvolti nelle relazioni con le altre razze (la stampa nazionale spesso rappresenta i neri con grosse labbra e ossa al naso). E se pensate di emigrare per fuggire da pedofili, razzisti, truffatori ed evasori fiscali vi sbagliate, ne troverete tanti anche qui.

NORVEGIA 

La dignità e risolutezza dei Norvegesi nell’affrontare gli attacchi di Breivik nel luglio del 2011 è stata di sicuro lodevole, ma il partito di estrema destra e xenofobo - di cui Breivik era stato membro attivo - ha ottenuto il 16,3% alle successive elezioni nazionali, entrando così a far parte della coalizione di governo. C’è una disgustosa subcultura islamofoba in Norvegia.
Chiedete ai Danesi, vi diranno che i Norvegesi sono i più xenofobi tra gli scandinavi e che lo sono diventati in particolare a partire dagli anni ‘70, da quando l’avidità e il timore per lo straniero hanno incominciato a diffondersi. Nel 2013 la Norvegia accettò solo la metà (5000) del numero di domande d’asilo, un terzo rispetto a quelle accettate dalla meno abbiente Svezia.
Nel suo libro “Petromania”, il giornalista Simon Sætre asserisce che la lobby del petrolio sta “isolando la Norvegia e la sta rendendo un Paese asociale”; secondo Sætre, inoltre, i suoi connazionali, corrotti dai proventi del petrolio, lavorano meno, vanno in pensione prima e si assentano più frequentemente da lavoro a causa di (presunte) malattie.

FINLANDIA 

Sono abbastanza affezionato ai Finlandesi, un popolo straordinario e pragmatico con un asciutto senso dello humor. Ma mi piacerebbe vivere in Finlandia? In estate le zanzare sono una piaga e d’inverno si muore di freddo, assumendo di non morire colpiti da arma da fuoco o per suicidio. La Finlandia è terza al mondo per possesso d’armi, dopo USA e Yemen; ha il più alto tasso d’omicidio d’Europa e di gran lunga il più alto numero di suicidi.
I Finlandesi sono epici ubriaconi del venerdì sera e l’alcool è diventato la prima causa di decesso tra gli uomini. “Intorno alle 11.30 di sera la gente incomincia ad essere aggressiva” mi diceva un corrispondente, “il giorno dopo ci ridono su”.
Con il suo fiore all’occhiello, Nokia (ora di proprietà della Microsoft), l’economia finlandese poggia più che mai sulla vendita di carta ai russi. Fortunatamente il Paese è costituito al 99% da alberi, come ho potuto notare in un mio recente viaggio, cosa che rende in realtà il paesaggio un po’ monotono. La nazione una volta definita “la superpotenza del sistema scolastico” ha ora perso diverse posizioni nelle classifiche mondiali. Forse la ragione è da ricercarsi nelle recenti tragedie che hanno coinvolto studenti finlandesi: l’incendio appiccato da un 18enne a una cattedrale a Porvoo nel 2006 nonché le sparatorie a scuola avvenute nel 2006 e 2007 hanno indotto molti a chiedersi se questo sistema scolastico fosse davvero così meraviglioso come la sua reputazione vuole far credere. Se decidi di trasferirti lì, non aspettarti stimolanti conversazioni.
Quella dei Finlandesi è una cultura sensibile sui cui gravano innumerevoli tabù (principalmente relativi alla guerra civile, seconda guerra mondiale e guerra fredda). Non amano la conversazione; sul vocabolario alla parola “reticente” dovrebbe essere raffigurato un imbranato finlandese intento a fissarsi le scarpe. “Preferiamo sempre stare da soli”, mi confidò una Finlandese. E lavorava nell’ente per il turismo.

SVEZIA 

Qualsiasi descrizione è nulla rispetto all’immagine che gli Svedesi hanno di se stessi. Qualche anno fa l’istituto per l’opinione pubblica chiese agli Svedesi di descrivere i propri compatrioti. I primi otto aggettivi che scelti erano: invidioso, duro, industrioso, amante della natura, quieto, onesto, disonesto, xenofobo. Ho incontrato Åke Daun, il maggiore etnologo in Svezia.
“Gli Svedesi tendono a provare emozioni meno di altri” scriveva Daun nel suo libro sulla mentalità svedese. “Le donne si impegnano a gemere quanto meno possibile durante il parto e spesso chiedono, quand’è tutto finito, se hanno urlato molto. Sono felici se viene detto loro di no”. Piangere ai funerali è malvisto e se avviene è ricordato per molto tempo dopo. Gli Svedesi cercano sempre di isolarsi e faranno di tutto per evitare di prendere l’ascensore con qualcun altro.


Rivolte di Stoccolma del 2013


Nei fatti uno Stato monopartitico, per gran parte del XX secolo,la “neutrale” Svezia (uno dei maggiori esportatori d’armi) continua a prosperare economicamente grazie al suo modernismo totalitario, mette a freno l’estro, affossa il dissenso in nome del consenso e sembra faccia di tutto per recidere il legame tra marito e moglie, figli e genitori, nonni e nipoti. Sembra quasi la Cina del Nord. La disoccupazione giovanile è più alta della media europea; l’integrazione è una sfida e così come in Norvegia e Danimarca, la destra svedese è in crescita. Il portavoce di un partito democratico insisteva nel convincermi che gli immigrati sono “più propensi alla violenza”. Gli feci notare che quello svedese è stato nello scorso millennio il popolo più assetato di sangue. Rispose dicendo che eravamo in ritardo. 

Concludendo 

La miriade di successi dei Paesi scandinavi non sono miracoli, ma il risultato della modestia tipicamente luterana, della parsimonia contadina e dello spietato pragmatismo (“I Russi attaccano? Andiamo con i Nazisti! I Nazisti perdono? Stiamo con gli Alleati!”). Queste società funzionano bene per coloro che si uniformano alla media collettiva, ma non sono molto interessanti per i papaveri dallo stelo più alto. Le scuole frenano i più talentuosi per il bene dei meno bravi; “elite” è una parola sporca; la manifestazione di successo, ambizione o benessere sono malvisti. Se però pensi di riuscire a far fronte a tutto questo, alle relative conseguenze ed al freddo (sia climatico che interpersonale), potrai farcela.

Profilo dell'autore

JOSHUA: Adulto, ma ancora un po’ bimbo dentro, geofisico ma anche chitarrista, sono un inguaribile appassionato di scienza e fotografia. Per non parlare dell’Heavy Metal, la politica, la satira ed i farfalloni panna e prosciutto! Scrivo sul blog per diffondere notizie, scoperte, riflessioni che sarebbe sprecato tenere per sé.

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  1. Le cose non sono come le ha descritte.

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    1. Il giornalista del Guardian riporta fatti comprovati, non opinioni.
      Puoi comunque renderci la tua descrizione, se ti va :)

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