Lettera a Marco Cattaneo e Roberta D’Alessandro



Voltaire e Rousseau (credits)
Cari Marco e Roberta, 

mi vogliate perdonare se mi rivolgo a voi con questa lettera sotto il nome Hybris, ma tale è lo pseudonimo con cui pubblico interventi su questo blog (dopo tutto, dietro una tastiera un nome vale l’altro). 
Nella mia vita mi occupo di scienza, una delle mie grande passioni. Seguo entrambi sui social e non ho potuto non constatare come la politica rappresenti per voi argomento di estremo interesse. Cosa nobilissima, ma molto meno nobile è il tono, ahimè, delle discussioni che ne sono scaturite. E’ proprio per questo che vi scrivo. 

Partirei da una premessa: i social sono un pessimo campo di confronto, per tantissime ragioni, riconducibili, tuttavia, ad un progenitore comune: il confirmation bias. Semplicemente, preferiamo le informazioni che danno ragione alle nostre convinzioni, mentre scartiamo o sminuiamo quelle che le mettono in discussione. L’obiettività è una chimera, lo sapevamo già, eppure c’è chi ancora crede nella possibilità di confrontarsi sugli argomenti, non su chi li espone.
Da quando ho preso a simpatizzare per diverse battaglie del M5S, mi sono ritrovata innumerevoli volte attaccata da interlocutori animati da un solo scopo: abbassare me al rango di una fanatica in preda alla santificazione di un movimento “fascista”, “stalinista” o “nazista” (a seconda dell’ideologia dell’interlocutore).
Siccome la mamma degli imbecilli è sempre incinta e cazzeggia da morire sui social, ho naturalmente avuto modo di notare i toni forti anche da parte di diversi pentastellati. E’ la statistica, signori. Ma onestà intellettuale vuole che non si mettano tutti nello stesso pentolone, che si salvi il dibattito democratico, confrontandosi con chi manifesta (pacificamente) il proprio dissenso. Bollare tutti con una stessa etichetta ed aizzare il disprezzo per un’intera categoria contraddice tutto ciò.


Quando si prende una posizione riguardo un fatto di politica, il dissenso è scontato. Anzi, andrebbe auspicato, a meno di non avere una propensione per i monologhi (confirmation bias, ancora lui). Se si scrive sui social non si può non essere consapevoli dei numerosi provocatori cui si va incontro - è Facebook, non l'agorà greca. Ma se li conosci, li eviti. Lanciare invece il sasso nel lago, fingere di correre al riparo e meravigliarsi ogni volta delle onde causate mi pare un po' discutibile. Anche perché, forse, quelle onde sono sotto sotto auspicate?


Cara Roberta e caro Marco, nei vostri ultimi interventi avete giustamente ancora una volta inveito contro chi ha alzato i toni o non ha saputo usare al meglio la grammatica. A tal proposito, Roberta, permettimi una domanda: in qualità di linguista, hai naturalmente tutto il diritto di trasalire dinanzi ai grossolani scivoloni grammaticali o lessicali dei tuoi contestatori, ma allora come puoi aver condiviso un post del PD in cui si fa cenno ad uno "spiegone"?!


Torniamo al punto che mi preme, il confirmation bias.
Cara Roberta, riguardo il "mito dei rimborsi 5stelle", qualcuno ti ha fatto notare che una buona parte degli stipendi dei deputati del M5S viene destinata ad un fondo di microcredito, dettaglio ovviamente non citato dalla Pini. Su questo però non hai replicato. Come mai? Non è un'offesa, è un'obiezione.
Caro Marco, il tuo intervento circa gli errori nelle dichiarazioni dei compensi di Paola Muraro ha ricevuto grande approvazione. Peccato per i toni: "Poi a me che le precisazioni debba farle sul sacro blogghe fa schifo, seriamente schifo. [...] Ma vaffanculo va", "La divisione [matematica] l'ha fatta Luigi Di Maio" , "Lasciando perdere il fatto che essendo laureata in Agraria, di certo sa usare la zappa ma non sa fare di conto". In tali casi, offese ed insulti vanno bene? Per dei compensi comunicati erroneamente (non entro nel merito della vicenda), è giustificabile una tale escalation di cattiverie? Non vedo una tua presa di posizione, Marco, anzi spesso c'è il tuo consenso a commenti di tale sorta.

Io non credo che "l'Italia sia una cloaca massima", come tu, Roberta, hai affermato in un tuo intervento. Credo che l'Italia sia un Paese in cui, guarda un po',  c'è una eterna opposizione tra onesti e disonesti, meritevoli e raccomandati, vincitori e perdenti. 
Sono una ragazza che, come tanti della mia generazione, ha riposto quasi del tutto la speranza di avere dei modelli cui ispirarsi. Forse, però, proprio quando si smette di cercare un esempio si diventa coraggiosi, perché non resta che agire. E sbaglierò tante volte, ma almeno non avrò mollato, come molti adulti hanno invece fatto da un pezzo.

Non mi restava dunque che scrivere.

Cordialmente,
Hybris


Aggiornamenti - Le repliche

Il sig. Marco Cattaneo non mi ha risposto, né su questo sito, né sui social. Rimango comunque in attesa.

Quanto alla sig.ra Roberta D'Alessandro, si è instaurata con lei una interessantissima "discussione" su Twitter (altro che agorà greche...) riguardo la mia identità. La signora, lungi dal rispondere a questa lettera, ha trovato un argomento molto più cruciale: il mio pseuduonimo Hybris. A quanto pare, per replicare alle mie critiche o rispondere alle mie domande è necessario rivelare la mia identità.
Evidentemente, è molto più logico dare attenzione ad una moltitudine di sconosciuti provocatori sui social (i cui nomi non rivelano nulla, né costituiscono garanzia alcuna), che replicare alla lettera di una blogger che mira alle parole pubbliche della signora D'Alessandro e non certo alla sua persona
E dunque, se le parole sono il target - così come sempre dovrebbe essere in un confronto serio - la loro proprietà intellettuale interessa poco. A meno che io non abbia offeso, diffamato o ricattato qualcuno, ma evidentemente non è proprio questo il caso. 
La spiegazione è molto semplice: a ricevere la replica - che si risolve in una semplice invettiva colma di sdegno (non è poi così difficile vincere contro i maleducati) - sono sempre e solo i provocatori seriali, per cui passa l'idea che tutti coloro che dissentono sono solo dei poveri imbecilli maleducati. 




Profilo dell'autore

HYBRIS: femmina (ma non troppo), geofisica di professione, scrivo per diletto. Chi mi ispira? Da Nietzsche a Voltaire, dal Maestro - quello finnico - a King, passando per tutti i piccoli grandi eroi della porta accanto che rendono questo mondo migliore. Amo: il culture shock, il fango e le stelle, i concerti, le avventure ed i posti inesplorati, l'incertezza, l'umiltà superba di chi ha cuore e menti grandi, gli animi caparbi.

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