Il totem del viaggio



Le generalizzazioni sono opinabili. Anzi, no. Deprecabili. Di più, detestabili.
Consideriamo l'affermazione: "Viaggiare ti migliora, ti apre la mente e ti rende felice". L'implicazione è notevole, dato che sottende un sicuro beneficio apportato dall'atto del viaggiare in termini di evoluzione personale, apertura mentale e raggiungimento della felicità. Mica quisquilie!
Naturalmente non è così, semplicemente perché ciascuno di quegli obiettivi non solo dipende dalla nostra indole ma soprattutto è il risultato di un enorme lavoro su noi stessi. Se siamo superficiali, ignoranti e pieni di pregiudizi quando facciamo le valigie, lo saremo altrettanto (se non di più) quando le disfiamo.
"Caelum, non animum mutant qui trans mare currunt (Cambiano cielo, non animo, quelli che attraversano il mare)" (Quinto Orazio Flacco)
Come tante altre cose, il viaggio può essere l'esperienza di vita più ricca ed autentica o la più misera e sciocca. Banalmente (?), siamo noi a determinare quale dei due casi si realizzerà.
Ci ha pensato un filosofo dell'ETH di Zurigo, Michael Hampe, a relativizzare e contestare il totem del viaggio, l'oggetto di culto dai presunti poteri straordinari idolatrato da molti.
Nel seguito, la traduzione dei punti salienti dell'intervista al filosofo, l'articolo originale lo trovate a questo link:



1. L'industrializzazione delle vacanze ha sempre più spostato il viaggio a luoghi remoti ed esotici come segno di prestigio sociale. La gente parla di dove è stata in vacanza, il che induce alla competizione con gli altri - si parla per esempio di chi è stato alle Figi e per quante volte.

2. I filosofi spesso percepivano il viaggio come un tipo di fuga. Criticavano la credenza che fosse possibile risolvere i problemi della vita semplicemente cambiando posto. [...] In generale, i problemi della vita hanno meno a che fare con un luogo e molto più con il carattere e le abitudini di una persona - e da questi ultimi non si può sfuggire andando in vacanza.

3. La domanda è: che tipo di viaggio incoraggia questo tipo di crescita [cioè la possibilità di allargare le proprie vedute, ndr]? Se viaggi in una località fortemente turistica, è poco probabile che tu possa avere la giusta conoscenza riguardo la cultura del luogo. Ma se lavori all'estero per un anno, otterrai una nuova prospettiva anche sul tuo Paese natio. Comincerai a mettere in discussione le opinioni che un tempo davi per certe.

4. Per potersi aprire alle culture straniere si dovrebbe dubitare del fatto che la propria visione del mondo sia completa ed oggettiva.

5. La gente è spesso delusa perché pensa di fare una determinata vacanza solo per potersene vantare, anche se non lo desidera realmente.

    |   LEGGI ANCHE: I confini li avete in testa!

Profilo dell'autore

HYBRIS: femmina (ma non troppo), geofisica di professione, scrivo per diletto. Chi mi ispira? Da Nietzsche a Voltaire, dal Maestro - quello finnico - a King, passando per tutti i piccoli grandi eroi della porta accanto che rendono questo mondo migliore. Amo: il culture shock, il fango e le stelle, i concerti, le avventure ed i posti inesplorati, l'incertezza, l'umiltà superba di chi ha cuore e menti grandi, gli animi caparbi.

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